Borja Valero: "Convinsi Conte con la terapia. Potevo giocare per gli azzurri. Nainggolan? Dico che..."
Borja Valero racconta la propria storia in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, nella quale non manca un passaggio riguardante la sua avventura in nerazzurro.
Borja Valero: "Avrei potuto giocare con l'Italia. Inter? Così ho convinto Conte"
Nel 2004 segnò la rete decisiva nella finale dell'Europeo Under 19, però con la nazionale maggiore solo una presenza. Troppa concorrenza?
«Credo che in qualsiasi altra nazionale avrei giocato di più ma in Spagna il livello era altissimo, abbiamo vissuto un periodo incredibile. L'Italia mi chiamò prima del Mondiale in Brasile ma non c'erano i presupposti giuridici per naturalizzarmi. Sarebbe stata una tentazione forte, ma credo che avrei comunque scelto la Spagna: in nazionale va chi merita».
Come convinse Conte, che all'Inter non la voleva?
«Mi ha aiutato la terapia. Prima ero insicuro, negativo e non credevo in me. Il mister mi invitò a trovarmi squadra, io risposi che gli avrei fatto cambiare idea. Tempo dopo mi chiamò nel suo ufficio e mi disse: "Ti stai allenando bene, arriverà la tua occasione". Così è stato. Antonio ha un'ossessione maniacale per la vittoria ma non guarda in faccia a nessuno, decide solo in base alla meritocrazia. Tra i tecnici più importanti della mia carriera metto pure Montella, che mi ha permesso di esprimermi come volevo, Paulo Sousa, allenatore diverso come idee, e Spalletti che mi ha sorpreso in positivo».
Nainggolan il compagno più casinista che ha avuto?
«No, solo uno dei tanti. Radja sapeva vivere e divertirsi ed è stato un giocatore fantastico: è unico, se fosse stato diverso non sarebbe stato così forte. E in campo era un gran professionista».
Sua moglie Rocio, giornalista sportiva, quando giocava le faceva le pagelle?
«No perché le ho sempre odiate, ma quando tornavo dalle partite lei parlava di calcio e io a volte le dicevo "basta, ho bisogno di staccare...". Rocio ha sempre vissuto di pallone, giocava ed è grande tifosa del Real. Lavorava ad As, ha smesso per me, per evitare il conflitto d'interessi. Ha lasciato il suo sogno per il mio, ora ha ricominciato a Firenze, si toglie le sue soddisfazioni e io sono molto orgoglioso».