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Cabrini: "Scudetto Inter? Non sono sorpreso, è più quadrata del Napoli"

di Stefano Bertocchi

Tra le pagine dell'edizione odierna del Corriere dello Sport spicca anche un'intervista ad Antonio Cabrini, bandiera della Juventus e Campione del Mondo con la Nazionale. Una Nazionale che è reduce dal terzo Mondiale saltato di fila: "Va detto che la situazione difficile non è maturata negli ultimi anni ma nasce prima - premette -. Siamo usciti ai gironi sia in Sudafrica nel 2010, sia in Brasile nel 2014. La crisi è strutturale e ha tanti fattori. Ad esempio, tra i primi, metto una brutta gestione, l’abbandono dei settori giovanili, la mutazione del calcio giocato, la corsa poco ragionata alle plusvalenze. Parte anche da qui l’impoverimento e la frenata dei talenti che meritavano di emergere".
 
L’Italia di Gattuso...  
"Smettiamola, non ha colpe. Il calcio italiano è questo, se rimani a casa contro la Bosnia di Dzeko anche con Berardi o Zaniolo poco sarebbe cambiato"
 
Da dove si parte? 
"Vanno individuati con cura e rigore gli errori. Ma se non si riesce a far fare il salto di qualità ai migliori significa che non si lavora bene. In Italia i talenti ci sono, ma se non si cambia la metodologia d’allenamento non se ne viene fuori"
 
L’occasione è buona per ripartire: con Malagò o Abete?  
"Andiamo oltre, anche perché mi sa che comanderebbero sempre i presidenti della serie A: le 70 partite a stagione, i mancati stage per la nazionale, dicono che domina il denaro delle tv e delle pubblicità. Della Nazionale importa poco o nulla, magari solo a parole. Tutti pensano al business".
 
Per i giovani cosa serve?  
"A dodici anni devono avere un istruttore che gli faccia fare tanta palla, piatto destro e sinistro al muro e stop, dribbling e tiro dieci ore a settimana. Non un allenatore che vuol farli scimmiottare il City o il Barcellona. È apprezzabile la premialità per chi fa giocare i ragazzini del proprio vivaio". 
 
Scudetto all’Inter. Sorpreso? 
"No, più continui e con una rosa più quadrata del Napoli".
 
Sulla fascia gioca Di,arco... 
"Bel giocatore, ma senza paragoni. Appena c’è uno che va bene da esterno mi chiamate. Palestra? Lasciatelo crescere".  
 
La sua Juve e quella di oggi?  
"Altra domanda, prego. Ma di sicuro non è colpa di Spalletti. Parlare della mia Juve significa entrare in mondi diversi da quelli attuali. Altro spirito, altri tempi. Il calcio è cambiato e i dirigenti pure: io firmavo in bianco con Boniperti ogni anno. E quando mi sono fermato per il crociato mi ha portato l’assegno in ospedale. Eppure, nessuno sapeva se mi sarei ripreso".


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