Cinque anni senza Bellugi, la moglie: "Diceva che l'Inter era stata la sua passione e tale rimaneva"
A cinque anni dalla scomparsa di Mauro Bellugi, la moglie Loredana Zucchi rivive e racconta quei giorni dolorosi alla Gazzetta dello Sport, dove parla anche e soprattutto delle passioni di Mauro, uomo che amava la vita: "Aveva una vena artistica", ricorda la coniuge che riporta in vita alcuni aneddoti della sua carriera e di come il suo carattere giocoso l'abbia resa unica: "Una volta, con la Nazionale, prima di una partita contro l’Inghilterra, nel tunnel di Wembley bagnò un po’ di gente con una pistola ad acqua e Burgnich non la prese benissimo. Gli piaceva cantare in spagnolo perché lo parlava bene, alla fine degli anni Ottanta aveva vissuto in Argentina".
Che cosa le diceva dell’Inter?
"Che era stata la sua passione e che tale rimaneva. L’Inter lo prese giovanissimo dal Buonconvento, il suo paese, in provincia di Siena".
Con l’Inter ha giocato e vinto, ma il distacco dall’Inter non è stato bello.
"Lo spogliatoio era diviso in due gruppi. In uno c’erano i giocatori legati a Sandro Mazzola. Nell’altro, i fedelissimi di Mario Corso. Mauro era amico di Corso, che a un certo punto venne ceduto (al Genoa, ndr). Mauro se ne andò l’anno successivo, al Bologna, anche se aveva già fatto le foto con la maglia della Juve".
Come?
"Sì, l’aveva cercato la Juve e lui aveva accettato, poi l’Inter, credo, si mise di traverso e alle visite mediche venne fuori che un ginocchio non era proprio a posto. Affare saltato, Mauro al Bologna".
È vero che qualche anno dopo sarebbe potuto andare al Milan?
"Confermo, a fine carriera, dopo la Pistoiese (nel 1981, ndr). C’era stata una trattativa, ma volevano pagarlo a gettone e lui rifiutò. Meglio così, perché quel Milan retrocesse in Serie B"-
A quale allenatore era più legato?
"A Enzo Bearzot. Mauro ha giocato due Mondiali, nel 1974 in Germania (con Valcareggi ct, ndr) e nel 1978 in Argentina, con Bearzot, che stravedeva per lui. Penso che Bearzot l’avrebbe chiamato anche per la Spagna, nel 1982, e Mauro sarebbe diventato campione del mondo, ma aveva smesso l’anno prima".
Cinque anni senza Mauro.
"Lui non c’è, ma c’è. Le sue ceneri sono con me, dentro un pallone di ceramica con i colori e i simboli dell’Inter. Quando gioca l’Inter, lo prendo e lo metto sotto il televisore. Ogni tanto ripenso a quello che Mauro ha passato. Lui ha sorriso e scherzato fino all’ultimo, ma lo so io quanto ha sofferto. Gli hanno amputato le gambe, a lui che era stato un calciatore, e non è servito a tenerlo in vita".