Condò: "Bastoni completa l'annus horribilis. Ma l'Italia non ha mai avuto il match sotto controllo"
Dalle colonne del Corriere della Sera, Paolo Condò analizza in profondità i motivi che hanno portato l'Italia alla terza debacle consecutiva nelle qualificazioni ai Mondiali: "La partita che ci porta al terzo fallimento mondiale di fila è un contenitore pieno di situazioni di segno diverso, difficile da decrittare fuori dalla tensione di uno spareggio, fino alla sequenza dei rigori che decapita l’ultima speranza. L’Italia è stata avanti fino a 10 minuti dalla fine grazie a un gol regalato dal portiere bosniaco, ma aveva sofferto anche prima che Alessandro Bastoni completasse il suo annus horribilis con un’espulsione da principiante. A quel punto Gennaro Gattuso ha piazzato il pullman davanti alla porta, che non è mai una strategia affidabile, ma dopo 20 minuti di apnea l’Italia è finalmente riemersa, e tre occasioni (una d’oro) per il raddoppio le ha costruite".
Condò, che auspica che questo nuovo colpo basso al movimento calcistico nazionale possa innescare finalmente una reazione. prosegue nella sua disamina: "Se l’espulsione di Bastoni ha peggiorato drammaticamente il quadro della situazione, non si può dire che in precedenza l’Italia avesse il match sotto controllo. La scelta dell’Italia è di difendere molto bassa, praticamente in area di rigore, e pare funzionare perché fino al gol dell’1-1 Donnarumma è costretto a una sola parata da copertina, contro le tre chance in contropiede di Kean (enorme), Esposito (discreta), Dimarco (ottima). Ma il nero nuvolone che grava sulle teste degli azzurri produce infine il gol che vale i supplementari, e Turpin non si accorge che nell’azione Edin Dzeko tocca il pallone col braccio. Quasi obbedendo a un riflesso scritto nel tempo, l’Italia negli ultimi cinque minuti prova il colpo estremo avanzando il proprio raggio d’azione, un po’ come successe in quell’Italia-Australia del 2006, quando Totti e Grosso confezionarono la giocata del rigore a evitare i supplementari in 10 contro 11. Ma Totti non c’è, Grosso nemmeno, e Gattuso non basta".