CdS - Incertezza Milan: Inter preoccupata per la questione San Siro
La situazione del Milan, nel bel mezzo di una deriva societaria che sembra ancora lontana dal trovare una soluzione, preoccupa anche l'Inter. Il club nerazzurro, stando a quanto scrive oggi il Corriere dello Sport, "sta osservando con una certa apprensione le ultime vicende - si legge -. Sì, proprio i grandi avversari cittadini non vedono di buon occhio tutta questa incertezza. Perché sul campo ci può essere rivalità, ogni derby diventa l’occasione per dimostrare la propria superiorità - e l’Inter è rimasta a secco addirittura nelle ultime 7 stracittadine -, ma al di fuori del campo ci sono questioni ben più importanti, per cui è necessario un Milan in salute e solido, almeno dal punto di vista della catena di comando". Il riferimento del quotidiano, se ci fosse bisogno di sottolinearlo, è ovviamente al tema del nuovo stadio che vede i due club impegnati insieme per la realizzazione dell'impianto che sostituirà San Siro. "In mezzo al vuoto di potere del club rossonero, il timore di viale Liberazione è di non avere la sponda necessaria per superare tutti i nodi burocatrici", sintetizza il Corsport.
La posizione dell'Inter e di Marotta
Ieri il presidente interista Giuseppe Marotta ha ribadito la necessità di avere quanto prima un nuovo stadio di proprietà: "Oggi San Siro, che è un'icona italiana nell'ambito dello sport e non solo, rappresenta uno stadio datato e senza il comfort o quegli aspetti di ospitalità che si possono trasformare in un vantaggio economico - le parole rilasciate nel corso del panel dedicato alla celebrazione del Double nerazzurro, all’interno del Festival della Serie A in corso a Parma -. Prendo ad esempio la recente ristrutturazione del Bernabeu: il Real punta a superare il mezzo miliardo di euro per i soli ricavi da stadio. L’Inter, che in Italia è al primo posto, arriva al massimo a 90-100 milioni, a seconda del cammino in Champions. Qui si genera un gap evidente, sia con la Spagna sia con la Premier. Insomma, lo stadio nuovo è un’esigenza. Solo che in Italia, purtroppo, la burocrazia è molto lenta. Non lo dico polemicamente, ma queste grandi opere, perché uno stadio che prevede un investimento di 2 miliardi rappresenta per forza una grande opera per la nostra Italia, devono essere sotto il cappello di un ministero delle infrastrutture. Perché il beneficio non è solo per i club coinvolti, ma c’è un indotto che non può essere trascurato. Tutto questo insieme di cose deve far sì che il processo venga snellito".