GdS - Resita, alle origini di Chivu: la morte del padre, gli inizi in rossonero, le offerte rifiutate
La Gazzetta dello Sport è andata in viaggio a Resita, la città di nascita di Cristian Chivu, dove l'attuale allenatore dell'Inter è cresciuto. Sulla rosea si racconta la storia del diciassettenne "Cristi" che perse il padre a 17 anni e sul letto di morte promise: "Diventerò un calciatore e mi prenderò cura della nostra famiglia". Era il 1° aprile 1998.
Al funerale del padre, Mircea Chivu, parteciparono migliaia di persone. A fare da Cicerone per la rosea è Alex Horvath, trentenne tifoso del Resita. "Il padre - racconta Alex - era così severo che lo faceva tornare a casa in tram dagli allenamenti. Il bello è che a quei tempi era lui l’allenatore. Non andavano mai insieme". Il Resita, dai colori sociali rossoneri, è stata la prima squadra di Chivu e oggi è in seconda divisione. Ai cancelli c'è un busto in marmo che rappresenta papà Chivu, a cui è intitolato anche lo stadio. La statua fu inaugurata nel 2010 alla presenza del figlio Cristian e della signora Mariana.
"Suo padre ci disse di scendere in campo e di vincere per lui - racconta Leontin Doana, ex compagno e oggi allenatore del Resita - E chiese lo stesso anche al figlio. Il giorno successivo, battemmo 5-1 in casa il Ceahlul Piatra Neamt. Cristian segnò su rigore e alzò le braccia al cielo, in lacrime, sdraiandosi a terra, sommerso da tutti noi. Lo stadio cantò il suo nome".
Cristian Bobar, il presidente, dice invece di aver incontrato Chivu un paio di anni fa. "Aveva offerte da diversi club: Ajax, Arabia Saudita, Dinamo e Rapid Bucarest, ma rifiutò tutto. Puntava soltanto alla Serie A. Ho saputo che ogni tanto “Cristi” torna di nascosto a Resita, deposita un fiore sulla tomba del padre e poi se ne va. Solo loro due, in silenzio. Nessuno l’ha mai visto, ma qui ci crediamo tutti".