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Il figlio di Julio Cesar: "Da piccolo ero sempre alla Pinetina. Il ricordo più bello con papà..."

di Alessandro Cavasinni
Fonte: Gazzetta dello Sport

Oggi la Gazzetta dello Sport ha intervistato Cauet Werner, figlio di Julio Cesar, giocatore del Messina in Serie D.

Calciatore sì, portiere no. Come mai?
"Da piccolo anche io sono finito tra i pali, ma ho sempre voluto stare in mezzo al campo: correre, dribblare, tirare. Sono un terzino sinistro, ho giocato pure esterno alto e a volte trequartista. Ho più qualità di mio padre con il pallone tra i piedi (ride, ndr)" .

Ha affinato la tecnica osservando da vicino i campioni passati in nerazzurro.
"Da piccolo ero tutti i giorni alla Pinetina. Dopo ogni allenamento prendevo il pallone e calciavo in porta. All’inizio papà mi lasciava fare gol, quando sono cresciuto ha iniziato a tuffarsi e parare. Riuscire a superarlo era quasi impossibile. Da vicino, Ibra sembrava un gigante, Sneijder faceva il tifo per me. Mourinho passava a darmi il cinque".

Ha una famiglia unitissima: mamma Susana, sua sorella Giulia. Qual è il ricordo più bello condiviso negli anni di papà all’Inter?
"La finale di Champions del Triplete. Papà aveva prenotato un volo privato con 80 persone arrivate dal Brasile per seguire la partita al Santiago Bernabeu. Era sicuro che avrebbero vinto. Subito dopo la festa in campo, siamo corsi in aeroporto. Per non farsi riconoscere indossò una maschera. Era molto buffo. Tornammo tutti a Milano, i festeggiamenti durarono giorni. Sono stati senza dubbio i momenti più belli della mia vita".

Era accanto a suo padre anche nel giorno dell’addio a San Siro.
"Ricordo le lacrime a dirotto, pure quelle dei tifosi presenti allo stadio. Fu una scelta sofferta. Anche i campioni vivono momenti difficili".


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