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Luis Alberto: "Inzaghi un padre. Dell'Inter amo Zielinski. E coi tifosi allo stadio..."

di Antonio Di Chiara

Da gennaio è diventato un giocatore dell'Al-Wakrah e anche per questo Luis Alberto non potrà godersi la finale di Coppa Italia di domani dal vivo. "Non sarò all'Olimpico purtroppo - racconta alla Gazzetta dello Sport -. I miei figli vanno ancora a scuola, e poi ora come ora è complicato prendere un volo da queste parti, ma ne ho già parlato con Radu: l'anno prossimo vengo in curva nord o in tribuna, come ha fatto Milinkovic. Amo la Lazio, è stata la mia vita e nel mio cuore, nel profondo, sono ancora li all'Olimpico. Sarà sempre parte di me".

In quegli anni ci fu grandissimo feeling col tecnico, Simone Inzaghi. "Come nacque? Ad Auronzo, in ritiro, estate 2017. È stato un padre, mi convinse a fare il regista: giocai tutto il precampionato in quella posizione, poi mi schierò dietro Ciro in finale di Supercoppa. Li è iniziata la mia storia. Simone mi diceva sempre di giocare libero e sereno, sapeva come prendermi". Ancora oggi Luis Alberto racconta l'addio alla Lazio come "un lutto sportivo enorme, difficile da sopportare. Ci ho messo un po' a elaborarlo".

Di Sarri dice invece che "senza di lui non so dove sarebbe la squadra. È il valore aggiunto e meriterebbe un trofeo. Giocare in uno stadio vuoto non è facile, il gioco ne risente. Meno male che in finale i tifosi ci saranno. Guardi noi, nel 2019-20: senza il Covid avremmo vinto lo scudetto, è sicuro. Giocavamo senza pressioni e con la gente alle spalle. Ricordo Caicedo e il pareggio storico con l'Atalanta, da 3-0 a 3-3. Siamo rimasti imbattuti non so per quanto. Con l'Olimpico vuoto si perse la magia. L'Inter? Punterà a dominare il gioco e a segnare parecchio. Amo Zielinski poi, è incredibile. Chiunque abbia giocato con lui ti dice che è un fenomeno, come Calhanoglu. Della Lazio mi piace Taylor, gioca a due o tre tocchi e sa fare anche gol. Ma se devo dire uno che può tirar fuori il colpo.... dico il mio amico Pedro".


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