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Makinwa svela: "Martins mi aspettava all'Inter, Branca fingeva di non sapere che avevo già firmato per il Palermo"

di Stefano Bertocchi

Stephen Ayodele Makinwa dopo i gol esultava con le capriole, proprio con il suo connazionale ex Inter Obafemi Martins. Il nigeriano è stato anche vicino a trasferirsi a Milano, come raccontato oggi a La Gazzetta dello Sport mentre ripercorre parte della sua carriera.

Era troppo presto quando nel 2000 Franco Dal Cin la portò alla Reggiana con Oba Oba Martins? 
"No, ma ci ho messo un po’ a capire l’Italia: l’allenatore arrivava al campo in bicicletta e mi dicevo “Possibile sia così povero?”. In Africa va in bici chi non ha soldi... Però noi della Beretti ci sentivamo forti, anche contro la prima squadra: eravamo fulmini".

Soprattutto lei. 
"Durante un provino per il Milan, feci un test sui cento: 10’’3, se non ricordo male".

Successe fra i due prestiti a Conegliano e Como. 
"E al Como da un giorno all’altro ho scoperto di essere diventato un giocatore del Genoa, che era stato appena acquistato dal mio presidente Preziosi, ma di dover restare lì. Mai capita bene, quella cosa".

Prima di tornare al Genoa, altro prestito: al Modena. E con Malesani debutta in A. 
"Modena-Lazio 1-1, inizio morbido... Fino a quel giorno avevo visto Jaap Stam in tv, dicendomi: “Ma quanto è grosso?”. Io contro lui e Couto, veda lei".

La Lazio nel destino, ma un po’ anche l’Inter. 
"Primo gol in A a Toldo: pallonetto con colpo sotto. Dopo la partita chiedeva: “Ma dov’è quello che mi ha segnato?”. Capisce? Il portiere della Nazionale che mi cerca per farmi i complimenti".

Quel giorno abbiamo conosciuto anche le sue capriole, dopo quelle di Martins. 
"Ho iniziato da bambino, mi allenavo sul lettone di mia mamma o sulla sabbia. Ma Oba ne faceva più di me: lui più rapido, io più elegante".

Fa così bene che va al Palermo: era uno squadrone. 
"Non facile arrivare dopo uno come Toni, ma era una squadra piena di futuri campioni del mondo: Zaccardo, Barzagli, Grosso, Barone. Allenatori già allora: grandi letture delle situazioni, sapevano parlare nello spogliatoio. Parlava tanto anche Delneri, ma capivo una parola su dieci".

Quell’estate, prima di andare al Palermo, sembrava fosse già dell’Inter. 
"Oba Martins mi aspettava, avevo anche firmato un accordo. Mi dicevano “Dobbiamo solo liberare il posto di Cruz”, ma passò troppo tempo. Il giorno dopo il sì al Palermo mi chiamò Branca: “Siamo pronti”. Secondo me fingeva di non sapere che avevo già firmato". 


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