Mourinho: "Non pensavo che Chivu fosse un predestinato"
Che il calcio italiano non se la passi benissimo è un dato di fatto: niente Mondiale per la terza volta consecutiva, niente semifinali nelle coppe europee, scandali frequenti... Insomma, chiunque da esterno getti l'occhio sul pallone italico non può che rimanere deluso. Meno catastrofista però lo è José Mourinho, intervistato da Il Giornale a margine della presentazione della campagna pubblicitaria di Prima Assicurazioni, che lo vede testimonial: "Il calcio è un micromomento di questa realtà, ma io riesco a divertirmi ancora. Mi piace allenare e far migliorare i giocatori, vivere le partite. Questo è il mondo che difendo. Non riesco a immaginarmi senza. Io non credo che il calcio italiano sia diverso dagli altri, solo che qui ciclicamente si riesce a investigare e fare pulizia".
Però l'Italia è fuori ancora dal Mondiale: "Questa è un'altra cosa. Qualcuno mi ha chiesto se allenerei la Nazionale, ma non ne avete bisogno. Ci sono Allegri, Conte e ne potrei nominare altri 5-6, non è questo il punto. Vi faccio l'esempio del Portogallo, che nonostante abbia 10 milioni di abitanti riesce ad andare al Mondiale e produrre tanti bravissimi giocatori. Venite avedere come vengono organizzati i tornei giovanili, quali sono le condizioni dentro le squadre. Basta questo per capire, e magari copiare".
Impossibile non parlare dell'Inter, pronta a conquistare lo Scudetto guidata da Cristian Chivu: "Mi fa piacere per lui, anche se quando lo allenavo non avrei mai pensato potesse diventare un allenatore. Era un ragazzo per bene e tranquillo, un bravissimo giocatore, ma non mi sembrava un predestinato. Ha studiato, ha fatto la gavetta nelle giovanili, ha imparato nel modo giusto, è stato intelligente. Non è nato allenatore per generazione spontanea. Molti altri invece vanno in panchina perché sanno vendersi bene, avere un boun buon PR vale più di essere davvero capaci".
Infine, un discorso sulla filosofia del calcio che non invecchia mai: "Questa cosa che l'idea di gioco valga più del risultato è la più grande bugia del calcio. La prima cosa è che per vincere bisogna avere tanta qualità e fare le cose per bene, solo dopo viene l'estetica. Il prodotto vincente è un prodotto vincente".