Pandev: "A Madrid eravamo sicuri di battere il Bayern. Il segreto di gruppo del Triplete? La carbonara a pranzo"
"Come mai scelsi l’Inter? Perché l’Italia era il top. E poi c’erano Ronaldo e Vieri, ti dicevano come passargli il pallone. A San Siro, in tribuna, pensavo che avrei dovuto giocare lì". Parola di Goran Pandev che alle colonne della Gazzetta dello Sport è tornato a raccontare il suo passato: i difficili momenti con la Lazio, le vittorie con l'Inter, ma anche qualche delusione...
Ci ha messo più del previsto?
"Avrei meritato di tornare prima. Quando l’Inter diede via la mia comproprietà per prendere Pizarro ci rimasi male".
I gol più belli mai realizzati?
"Uno alla Juve al Delle Alpi, nel 2004. Saltai Cannavaro, Thuram e Zebina e segnai a Buffon. Il più bello della mia carriera. E poi la doppietta al Real dei Galacticos in Champions, nel 2007. Ho ancora la maglia di Van Nistelrooy: mi fece i complimenti".
A gennaio 2010 il suo legame con la Lazio finì. Una liberazione?
"Sì. Mourinho mi schierò subito titolare contro il Chievo. Non giocavo da sei mesi, a malapena conoscevo gli altri, ma andò bene".
A fine stagione chiuse col Triplete. Cosa non si è detto della notte di Madrid?
"Eravamo sicuri di battere il Bayern. Dopo aver eliminato il Barça più forte di sempre cos’altro avremmo potuto fare? I più esperti sapevano che José sarebbe andato via, io speravo restasse".
Il segreto di quel gruppo?
"Potrei dire la carbonara a pranzo prima delle partite. Alla Lazio mangiavo bresaola e rucola, ad Appiano ognuno faceva ciò che voleva. In aereo ci presentavamo coi calzini spaiati, uno con la tuta e un altro no. A Roma erano tutti pariolini… precisi, vestiti bene. Alla Pinetina l’importante era non sgarrare in allenamento".
Come mai lasciò i nerazzurri?
"Gasperini mi disse che non ero adatto al suo gioco, così andai a Napoli da Mazzarri. Mi chiamava anche più volte al giorno per convincermi. Lì ho vinto due delle mie 5 Coppe Italia, il mio trofeo preferito. Mi sono divertito un sacco".