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Regina Baresi: "Ho realizzato un sogno con l'Inter. Io fortunata perché..."

di Antonio Di Chiara

Regina Baresi racconta in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport della sua nuova avventura con il negozio di memorabilia aperto di recente, in cui mette in vendita cimeli raccolti anche grazie alla carriera intrapresa da papà Beppe, come calciatore e poi tecnico. "Con papà che ha giocato così tanto tempo ll era inevitabile che anche io respirassi quell'atmosfera ogni giorno. Tutto in casa parlava di Inter e andavo spesso a giocare ad Appiano. Poi sono diventata anche io calciatrice dell'Inter e da li non me ne sono più andata".

"Mi avevano chiamato da un'Università negli Stati Uniti, ma il mio sogno era ripercorrere la stessa strada di mio papà. lo volevo solo diventare capitana in Serie A con la maglia dell'Inter e non andarmene più. E ce l'ho fatta - dice - Ho avuto la fortuna di avere più visibilità grazie al fatto che mi chiamo Baresi, per mio papà, per mio zio, e ho provato a sfruttarla per far avvicinare un po' di più la gente e comunicare con chi altrimenti non avrebbe mai visto nulla. A volte facevamo delle dirette su Facebook per "trasmettere" noi le partite. Me li ricordo i primi tempi che giocavamo al massimo davanti a dieci genitori...".

"Ogni cosa in giro era nerazzurra. Le partite si guardavano tutte ma ovviamente si tifava solo l'Inter. Nell'armadio di papà c'erano tante maglie e adesso le ho io, come quelle di Ronaldo il Fenomeno, che sono quelle a cui sono più legata, poi ho il pallone della finale di Champions League del 2010 e il gagliardetto di Madrid. Ora sono io quella che conserva i cimeli in casa", racconta ancora l'ex capitana interista, che di recente ha avuto un'operazione delicata al cuore. "Quella complicazione è venuta fuori all'improvviso, giocando a padel solo sotto sforzo ho iniziato ad avere fibrillazione atriale, quindi il battito accelerava tantissimo. Dopo è andato tutto bene, per fortuna, quando si tratta del cuore c'è sempre un po' di paura. Sono stata contenta anche del fatto che dopo tutto questo in tanti mi hanno scritto altre persone che dovevano fare l'ablazione. Io ho solo pubblicato alcune storie su Instagram, spiegando quello che stavo affrontando, ma non pensavo che alla fine parlarne potesse risultare utile a così tante persone".


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