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Tacchinardi svela: "Papà è juventino e mamma era milanista, ma ho i fratelli interisti"

di Stefano Bertocchi

"A me piaceva fare il centrocampista" ammette Alessio Tacchinardi ai microfoni di Tuttosport. L'ex juventino parla del suo periodo in Nazionale e di quello trascorso alla Juventus, ricordando anche la rivalità con l'Inter: "In Nazionale ho fatto delle buonissime partite, ma mai avrei pensato all’azzurro. Vado il primo giorno a Coverciano, con Sacchi: un’ora e mezza di martellamento sulla linea difensiva, il cosiddetto elastico. Guardavo Costacurta e gli chiedevo: ma tutto a posto? Poi Sacchi arrivò a mezzanotte in camera, e nonostante il suggerimento di Billy, aprii la porta, convinto che fosse Del Piero per giocare alla Play. Mi ha tenuto due ore nel suo studio".
 
Ma perché quell’anno non ha più visto il campo? 
"Tutto inizia da una polmonite. Giochiamo una partita al freddo e io, bagnato fradicio, bevo una bibita ghiacciata. Ho vissuto con questa condizione per un mese e mezzo, non riuscivo ad allenarmi perché avevo i polmoni chiusi e non potevo respirare". 
 
Come l’ha vissuta? 
"Arrabbiato. Perché non riuscivo a guarire. Andavo a vedere gli allenamenti, però quando correvo non riuscivo a respirare. E intanto vedevo i miei compagni vincere".
 
Aveva la sensazione di assistere a qualcosa di diverso? 
"Sì, che si potesse aprire proprio un ciclo. Soffrivo a non essere con loro, ma imparavo solo a guardarli. Tanti uomini che a me e ad Alex hanno insegnato tantissimo".
 
Rientra, e alla grande, in Inter-Juventus. La sua partita.  
"Neanche lo ricordavo. Ma qui c’è una storia dietro: papà juventino, mamma milanista, i miei fratelli interisti. Oggi mia madre è il primo ultras bianconero: in macchina ha una sciarpa della Juve, le dico sempre di toglierla, magari le spaccano il vetro. Lei nulla".
 
Sente la rivalità, insomma.  
"L’ho battuta anche con il Villarreal: ho tritato Veron, una prestazione super. E non pensavo che ce l’avremmo fatta: a Vila-Real vita e calcio erano molto diversi, temevo l’approccio soft dei miei compagni. Si allenavano con i fantasmini per non rovinare l’abbronzatura! Ma li ho caricati, Riquelme per primo".


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