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Vieira: "Vi racconto cosa accadde all'Inter con Mourinho. Contatti coi nerazzurri? Dico che..."

di Antonio Di Chiara

Patrick Vieira torna a parlare in un'intervista a La Gazzetta dello Sport, confermando di aver avuto dei contatti la scorsa estate per lasciare il Genoa

È vero che l'Inter l'ha cercata prima di prendere Chivu?
«Non voglio dire il nome della squadra ma vi confermo: ho avuto dialoghi con alcuni club italiani importanti. Ho scelto di restare al Genoa».

Da ex compagno di Chivu e Fabregas, perché hanno successo?
«Chivu ha vinto perché è intelligente, lo si vedeva già da giocatore. Sembrava introverso ma aveva personalità. A Cesc l'ho sempre detto, scherzando: "Se sono andato via dall'Arsenal, è colpa tua". A 17 anni, quando ha cominciato con noi, non aveva fisico ma compensava con la comprensione del gioco. Allora me ne sono andato: non potevo accettare di stare in panchina».

Il Vieira allenatore invece com'è? Raccontiamolo in tre concetti.
«Dalla mia squadra voglio che sia proattiva, aggressiva. Alleno un calcio verticale, ammiro il Liverpool di Klopp. E dico sempre la verità ai giocatori, come faceva Mourinho con noi».

A proposito, Mou funzionerà al Real?
*Si, può essere l'uomo giusto, sa gestire i campioni. lo e lui non siamo sempre andati d'accordo ma col tempo ho capito che aveva ragione lui».

Che è successo?
«Mi diceva quello che non volevo sentire. Vi racconto un episodio. Marzo 2009, Man United-Inter. Io rientro da un infortunio e Mourinho mi dice: "Mi servi titolare, giocherai 60 minuti". lo dopo 4 minuti perdo la marcatura di Vidic, che fa gol, e all'intervallo vedo i cambi sulla lavagna: fuori io, dentro Muntari. Il giomo dopo sono andato nel suo ufficio, non aveva rispettato la promessa dei 60 minuti. E lui: "Non hai giocato bene, devo fare il bene della squadra". Oggi, da allenatore, dico che aveva ragione».

Pentito di aver lasciato quell'Inter a gennaio 2010, cinque mesi prima del triplete?
«No, volevo fare il Mondiale 2010 con la Francia e con Mou giocavo poco. Al Mondiale non sono andato comunque ma dovevo provare, non me lo sarei perdonato».


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