Zambrotta: "Milan e Juventus? L'Inter ha fatto valere la sua forza generale"
Gianluca Zambrotta è il doppio ex di Milan e Juventus che La Gazzetta dello Sport decide di intervistare in vista del big match di domenica sera a San Siro. Un match che ora assume grande importanza per la corsa Champions League.
Milan-Juve è una notte che non vale la cima della classifica ma la zona Champions? Giusto così o c’erano aspettative diverse?
"L’Inter, rispetto alla concorrenza, ha fatto semplicemente valere la sua forza generale. Una squadra che è più gruppo, ha più esperienza, struttura. Competere era difficile anche se era giusto credere nel Napoli campione uscente. E magari anche nel Milan che però ha perso troppi punti in una fase delicata della stagione".
Giudica comunque positivamente il lavoro di Allegri e Spalletti?
"Le prime quattro della classifica di oggi meritano il posto che hanno. Onestamente qualche settimana fa avevo dato speranze anche al Como, che ha un gran bello sviluppo di gioco, ma la Juve ha un calendario più semplice e l’ultimo Milan ha ritrovato solidità".
Un lavoro da attribuire all’allenatore: concorda?
"Ciò che dice Max sulla necessità di prendere pochi gol è vero e rispettabile, ma quando l’obiettivo sarà di vincere lo scudetto allora mi aspetto anche qualche gol fatto in più. Molto dipende dai giocatori stessi che hai in rosa: nella prima parte di campionato il Milan aveva un Pulisic superlativo. Poi nessun altro è stato in grado di fare la differenza. Füllkrug, Gimenez e Nkunku non hanno inciso, hanno dovuto trovare i gol dei centrocampisti. Con un bomber da 15-20 gol a campionato certamente sarebbe stato più vicino all’Inter".
L’erede per zona di competenza Bartesaghi le piace?
"Lui, Palestra, Bernasconi: ci sono tanti terzini emergenti. Finalmente gli allenatori danno fiducia ai giovani ed è giusto così: quando hai potenzialità devi poterle esprimere anche rischiando qualcosa, a vent’anni devi poter sbagliare. Bartesaghi lo terrei assolutamente in casa per tanti anni".
Come risollevare la Nazionale?
"Oggi nelle prime quattro squadre di A ci sono pochissimi italiani: è penalizzante per un ct che ha poco tempo a disposizione non avere già dei blocchi di Milan, Juve, Inter. Se preferiamo uno straniero a un ragazzo italiano, il problema non è federale ma interno ai club".