Inter-Eintracht - I moduli cambiano, l'assenza di movimenti rimane. E l'intensità tedesca ha gioco facile

di Christopher Nasso
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In piena emergenza, a distanza di pochi giorni, l’Inter torna a San Siro per affrontare l’Eintracht nel ritorno degli ottavi di Europa League. In una settimana che si concluderà con il derby, prima della pausa. Nell’11 - quasi obbligato - di Spalletti, spazio dal 1’ per il rientrante Keita; panchina per Ranocchia. Cedric (a sinistra) e D’Ambrosio (a destra) i terzini, Vecino-Borja Valero a centrocampo. Sponda Francoforte, Hutter sceglie Willems al posto dello squalificato Gelson Fernandes. Per il resto, stessa formazione vista nel match di andata: Hasebe ‘regista’ difensivo, Haller-Jovic in avanti (con Rebic ancora infortunato).

PRIMO TEMPO - Come nella gara di andata, il confronto tattico tra i due moduli regala tantissimi duelli. In mezzo al campo, gli ospiti si schierano con Rode regista basso (dove si aggira Politano, in posizione di trequartista) e Gaginovic-Willems mezzali, in pressione (o in marcatura) rispettivamente su Borja Valero e Vecino. I ‘quinti’ escono sui terzini nerazzurri, mentre il terzetto difensivo - guidato da Hasebe - accetta il confronto con Candreva, Perisic e Keita. L’Eintracht parte forte, sfruttando una maggiore fisicità e intensità. E soprattutto l’errore di De Vrij, che apre al vantaggio tedesco, mettendo la gara per l’Inter ancor più in salita. Kostic, largo a sinistra, rappresenta una costante opzione in fase d’attacco, garantendo anche un apporto chiave nella propria metà campo. L’immediato vantaggio, unito al decentramento di Politano sulla destra, porta infatti più attenzione e prudenza sponda tedesca, con l’esterno serbo - in situazione di non possesso - da subito vicino a N’dicka. Sulle rare avanzate di D’ambrosio, è Willems a scalare e a chiudere le linee di passaggio. La manovra degli uomini di Spalletti è dominata dalla confusione, da un giro palla macchinoso ed impreciso, lontano dal poter sfruttare eventuali spazi disponibili. Borja Valero l’unico sprazzo di luce e precisione tecnica, privato del movimento senza palla dei compagni. E accompagnato dall’assenza di ritmo ed idee degli stessi una volta con la sfera ai piedi. Perisic, mai ispirato nell’1vs1 contro Hinteregger (facilitando il raddoppio di Da Costa), e soprattutto Candreva, anarchico e indecifrabile nelle giocate, rappresentano l’apice delle difficoltà nerazzurre. Le verticalizzazioni di De Vrij e Skriniar (osservati da Haller e Jovic), nel tentativo di sorprendere in profondità la disposizione molto avanzata della retroguardia avversaria, si trasformano invece nelle uniche ‘emozioni’ dalle parti di Trapp. E in una di queste, è Keita a farsi trovare impreparato. A pochi minuti dall’intervallo, Spalletti passa al 3-4-2-1: Cedric (sulla destra) e Perisic (sulla sinistra) a tutta fascia a duellare con i ‘quinti’ tedeschi, Candreva-Politano stretti alle spalle di Keita. Spiragli di un'Inter maggiormente padrona del campo, con Rode privato di un punto di riferimento in fase difensiva e ‘attaccato’ da Borja in costruzione. Il punteggio, al termine dei primi 45’, rimane comunque invariato. 

SECONDO TEMPO - La posizione tra le linee di Politano e Candreva, con l'ex Sassuolo rientrato dagli spogliatoi più propositivo, sembra preludere a una seconda frazione diversa. I due nerazzurri si scambiano di posizione, e il numero 16 - partendo da destra - diventa il punto di riferimento nella costruzione della manovra offensiva. Un punto di riferimento, però, lasciato troppo isolato, dal poco coraggio di Cedric come dall’evanescenza del connazionale classe '87 e di Perisic nella corsia opposta. E Keita, in evidente affanno, non trova palloni giocabili. Gli ospiti non vanno mai in apprensione, ripartendo con la consueta intensità e vivacità. E trovando molto spazio alle spalle del centrocampo di casa, in ritardo nell’accompagnare l’azione e in inferiorità numerica nel tentativo di recuperare il pallone. A partire dall’ora di gioco, con gli ingressi di De Guzman per Gacinovic (sponda Eintracht) e soprattutto Ranocchia per Cedric (sponda Inter), il match entra in una fase ancor più confusionaria. Nei tedeschi cambia la posizione delle due mezzali (il neo entrato si posiziona sul centro-sinistra, Willems sul centro-destra), mentre Spalletti passa al 3-5-2, spostando Skriniar davanti alla difesa e Candreva a tutta fascia sull’out destro. Continuano le imprecisioni nerazzurre nella fase di costruzione, così come qualche spreco degli uomini di Hutter sui pericolosi ribaltamenti di fronte. Haller e Jovic muovono continuamente la retroguardia di casa, Da Costa e Kostic percorrono la fascia senza sosta ed è Handanovic a tenere più volte vive le ultime speranze di poter cambiare l’esito della sfida. L’esordio del classe 2002 Esposito (subentrato a Borja Valero) contemporaneo all’ingresso nell’Eintracht di Stendera per Willems, ridisegna nuovamente l’Inter: un 3-4-3 molto offensivo, dove ai lati del giovanissimo attaccante giocano Politano e Keita. Tentativi istantanei ed individuali, frutto più della ‘disperazione’ che di vera convinzione, non cambiano l’andamento della gara. Gli aspetti tattici vengono a mancare, gli ospiti non si chiudono (alzando continuamente le mezzali sugli interni difensivi), ma la squadra di Spalletti è molto lunga e fatica già dalla prima costruzione. In primis per l’assenza di un ‘dialogo’ tra D’Ambrosio, spesso impreciso, e Perisic, fuori ritmo. Un altro Primavera, Merola, prende posto e compiti di un esausto Politano, a 10’ più recupero dal termine. Nei quali Ranocchia passa a fare la ‘boa’, senza tuttavia poter incidere. Hasebe trascina un’attenta e fisica retroguardia, Rode (sostituito da Paciencia all’89’) un reattivo e aggressivo centrocampo, ed è il Francoforte ad andare vicino al gol. La Beneamata esce dall’Europa League, in una serata complicata sin dal principio, e si appresta a rituffarsi sul campionato, sul derby. Portandosi dietro tante perplessità, ma almeno ritrovando qualche pedina.

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