Cui prodest?

di Fabio Costantino
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"E' facile suonare qualsiasi strumento musicale: tutto ciò che devi fare è toccare il tasto giusto al momento giusto e lo strumento suonerà da sé (Johann Sebastian Bach)". In casa Inter è da troppo tempo che non si tocca il tasto giusto sulla questione Icardi, e la musica è alquanto stonata. Prima era il lunedì notte, ora è la domenica. Ma il succo non cambia, ogni volta che la signora Wanda Nara è ospite degli studi di 'Tiki Taka', c'è da augurarsi che contenga la sua nota esuberanza linguistica. Inutilmente, vista la tendenza ormai assodata. Anche ieri sera, la soubrette-agente-instagrammer-mogliedicalciatore-madredicinquefigli ha toccato i tasti sbagliati nel momento meno opportuno, alimentando quella che Luciano Spalletti ha definito 'strategia' dei media di puntare il dito contro l'Inter.

Premessa doverosa: ogni ragionamento parte dal presupposto che Wanda cerchi il meglio per il marito, per sé e per la famiglia. Quindi in una trattativa vuole ottenere il massimo, come farebbe chiunque. E per questo non va di certo criminalizzata. Il vero crimine contro i colori nerazzurri sono le modalità con cui mette Mauro sul piedistallo ogni volta che apre bocca, scalciando di conseguenza la dirigenza con cui è in ballo il discorso per il rinnovo. Già nelle scorse settimane sponda club si è chiesta apertamente discrezione per garantire una serena evoluzione dei discorsi, un legittimo auspicio rimasto purtroppo a metà strada dopo i primi incoraggianti segnali.

Ieri sera, su Italia 1, l'argomento non è stato il rinnovo ma Wanda ha continuato a difendere Icardi  anche a costo di creare zizzanie all'interno della società: "Escono tante cavolate intorno a Mauro. Vorrei che fosse più tutelato dalla squadra. Non si capisce se queste siano cattiverie che vengono da dentro o da fuori". Una velata accusa a chi lavora dentro l'Inter, che a suo dire farebbe volontario ostruzionismo contro il capitano in una situazione di precario equilibrio sia in campo sia fuori. Sono insinuazioni pesanti anche se espresse tra una battuta e l'altra in un clima goliardico e non fanno che destabilizzare un ambiente già percosso dalla famosa 'strategia' di cui sopra. Anche la signora Nara contribuisce, così, a creare un clima di sospetti, veleni, tradimenti e bugie che neanche nelle corti britanniche di Enrico VIII. A questo si aggiunge un'altra uscita infelice: "Se devo scegliere tra il rinnovo e l'arrivo di qualcuno che gli serva cinque palloni buoni, scelgo il secondo". Tradotto: i compagni che ha ora non sono in grado di mandarlo in porta, quindi non sono all'altezza (una gaffe per la 'gioia' dello spogliatoio). E in questo contesto, la domanda che ogni tifoso interista si pone è sempre la stessa: cui prodest? A chi giova? A qualcuno di sicuro, non certo all'Inter.

Icardi non senza da 7 partite. Un'infinità, per un attaccante che fa delle statistiche il suo must. Ma anche se l'Inter ha lasciato troppi punti per strada, non per questo va messo dietro la lavagna, perché un periodo negativo può capitare a chiunque, anche a chi di fronte alle accuse di scarsa partecipazione alla manovra si difende sempre sostenendo che il suo lavoro è fare gol. Facile accusarlo, pertanto, di non aver lavorato molto negli ultimi tempi. Già, troppo facile. Ma anche ingiusto verso chi, sul campo, il suo lo ha sempre fatto. Così come è ingiusto perorare la propria causa a prescindere dall'analisi del contesto e in barba ai problemi che la squadra che tanto si sostiene di amare sta vivendo in attesa di giorni migliori. Troppe volte, in passato, nelle vesti di agente Wanda ha ottenuto risultati controproducenti per il capitano dell'Inter, che lasciando parlare lei sul tema del contratto e rimanendo per lo più in silenzio non ne è uscito benissimo agli occhi dei tifosi, molti dei quali sono stanchi di questa telenovela argentina che sta picchettando la solidità di spogliatoio e dirigenza.

La musica non è cambiata ed è sempre stonata, perché ieri pur senza affrontare il discorso della firma la signora Nara ha continuato a spargere sale sul terreno nerazzurro. Inevitabile che di fronte alle telecamere si trovi molto a suo agio e ne sia attratta come le falene dalla luce, ma non per questo deve sentirsi in obbligo di dire sempre qualcosa che trovi spazio su siti e giornali il giorno dopo. Un 'tutto bene' sarebbe comunque accettabile e indolore anche se non utile al proprio interesse, che evidentemente non sempre coincide con quello dell'Inter. Un club che la coppia più discussa del jetset calcistico sostiene sempre di amare, ma che spesso e volentieri viene scalzato per necessità personali. Anche attraverso accuse neanche troppo velate a chi vi lavora. Sarà anche una visione fin troppo romantica per il mondo del pallone moderno, dove la maglia è solo un capo di abbigliamento che genera profitti e non una seconda pelle, ma per il bene comune il capitano dovrebbe dare davvero l'esempio, chiedendo al proprio agente di trattare altri argomenti e magari limitare le uscite pubbliche, social compresi. Per il rinnovo francamente non c'è poi tanta fretta, in tal senso la linea della società va sposata. Il contratto scadrà nel 2021, la clausola da 110 milioni non sarà attiva prima di luglio (e di offerte non se ne vedono all'orizzonte) e in tutta franchezza la famiglia Icardi, alla luce delle numerose testimonianze di vita quotidiana sparse volontariamente in rete, non pare avere urgente bisogno del reddito di cittadinanza. L'aumento di stipendio gli spetta e gli verrà concesso, ma le modalità le decide il club.

Tutto questo rumore in sottofondo provocato dall'agente fa solo del male al capitano, che perde credibilità nello spogliatoio e agli occhi dei tifosi, allontana eventuali offerte da parte di club che tutto vorrebbero tranne una gatta da pelare tra le mura domestiche e lo fa passare per uno che predica bene e razzola male, anteponendo un ricco contratto al bene del suo club. E le 7 partite a bocca asciutta fanno il resto. Può, chi indossa la fascia e dovrebbe essere d'esempio, un simbolo dell'interismo, trovarsi in una posizione così scomoda nel suo ambiente? No, non può. Non deve.

"Spesso mi sono pentito di aver parlato. Mai di aver taciuto (Seneca)".

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