È una furia Gian Piero Gasperini dopo il 3-3 dell'Olimpico contro la Lazio. Avanti 3-0, i bergamaschi sono stati rimontati dai padroni di casa soprattutto grazie a due rigori concessi dall'esperto arbitro Rocchi. Due penalty che la grande maggioranza delle moviole hanno confermato. Ma Gasperini non la pensa affatto così e non le manda a dire: "Il primo rigore ha rilanciato la Lazio. Immobile ha fatto un passo e poi si è tuffato. Questa è una cosa ridicola. Ormai sui rigori non si capisce più niente, ma per chi ha giocato a calcio è abbastanza evidente. Non c'era nemmeno il secondo, per come intendo io il calcio, Immobile ha messo il piede davanti a De Roon: queste sono furbate", ha tuonato nel post gara.

E ha ragione. Pienamente ragione. Nel primo caso, Immobile viene (forse) sfiorato da Palomino, fa un passo e solo dopo decide di crollare a terra urlando di dolore (!). Più filosofica la spiegazione sul secondo rigore, anche questo inesistente almeno secondo lo spirito sportivo: De Roon è in vantaggio e sta per giocare il pallone, arriva Immobile e piazza la sua gamba davanti all'olandese al solo scopo di farsi colpire. E c'è una bella differenza tra questa dinamica e quella in cui un attaccante prende posizione per proteggere la palla. Ci passa tutta la differenza del mondo. Come quella che c'è tra il lamentarsi se qualcuno mi pesta un piede volontariamente e il lamentarsi se sono io stesso a mettere il mio piede sotto quello di un passante ignaro che cammina per fatti suoi. Un qualcosa che ricorda molto da vicino la strategia vigliacca di quei farabutti che spuntano dal nulla in mezzo alla strada e si fanno investire da qualche malcapitato automobilista per poi chiedere un risarcimento economico.

Qui la questione comincia a diventare seria, specie in regime di Var. Come si possono fischiare questi rigori e non – ad esempio – quello di Bonucci che travolge Lukaku andandogli con veemenza sul centro della schiena (stesso arbitro: Rocchi)? Come si può fischiare fallo a Lukaku che accarezza Peluso (che poi vola via da par suo) e non fischiare la spinta di Pjanic che fa strike in area bolognese? C'è da essere d'accordo con Gasperini, che già l'anno passato era stato coraggioso nell'attaccare Chiesa dopo una clamorosa simulazione, e anche con Beppe Bergomi, che a Sky ha sottolineato come il calcio stia andando sempre più in una direzione sbagliata. E infatti assistiamo ad attaccanti che crollano al minimo contatto, ma anche a difensori e centrocampisti che si accartocciano su loro stessi quando pressati per conquistare il cosiddetto "fallo d'esperienza". No, non è esperienza: è antisportività. Ed è il momento di chiamarla col proprio nome.

Sarebbe bello se tutti quanti fossero trattati come Sanchez e Barella, ammoniti alla prima simulazione. Sarebbe bello anche se gli allenatori parlassero come ha fatto Gasperini, ma non soltanto dei furbetti avversari, anche dei propri. Altrimenti è troppo facile. E poi, soprattutto, sarebbe bello se gli addetti ai lavori iniziassero ad avere maggior coraggio e a ricordare il motivo per cui fanno questo mestiere, che non è quello di edulcorare la verità, ma solamente quello di raccontarla. Senza filtri e senza aggiustamenti.

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Sezione: Editoriale / Data: Mar 22 ottobre 2019 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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