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L'Inter entra nella settimana del panico

di Lapo De Carlo
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L’Inter ha perso con il Napoli in modo umiliante, sottoponendo il pubblico nerazzurro a 90 minuti di autentico calvario e ora è attesa ad un’impresa titanica: battere sé stessa e l’Empoli domenica prossima. L’incredibile suicidio sta durando da almeno due mesi, quando, nonostante tutti i problemi autoinflitti, con una pessima gestione del caso Icardi, la squadra era comunque saldamente al terzo posto. Alla 32esima giornata aveva 6 punti di vantaggio sulla quinta (la Roma) e sulla sesta che era proprio l’Atalanta, ora appaiata in classifica. Perdere la Champions partendo da questa premessa renderebbe tutto ancora più sconcertante, ma resta una dura, amara situazione che non ha ancora esaurito il suo dramma e che permette di realizzare che questa squadra non sembra essere in grado di battere l’Empoli in casa la prossima settimana. “Ma se non batti nemmeno l’Empoli in casa allora non meriti la Champions”. Questo mantra fa parte del frasario del tifoso esasperato e riguarda parecchie squadre. 

Il Milan per battere il Frosinone, penultimo e già retrocesso, ha sudato parecchio e rischiato di andare in svantaggio con un rigore. Figuriamoci l’Empoli che gioca un calcio sempre più convincente, corre a perdifiato, è in grande fiducia e ha appena asfaltato il Torino 4-1 in casa. Se qualcuno invece si aspettava un Napoli in versione “light”, è certamente rimasto deluso, perché ha giocato al massimo e messo a nudo tutti i difetti mai estinti della squadra, da inizio stagione. Lautaro Martinez stava riaprendo la gara in tempo utile ma Koulibaly ha salvato la porta, poi l’Inter si è fatta fare il terzo gol, ha preso una traversa e si è fatta fare altri due gol, accorciando con Icardi. 

Non c’è una partita da raccontare perché, anche se il risultato è eccessivo, è soprattutto la storia dell’Inter ad essere offesa. Personalmente provo rabbia anche per aver manifestato inutilmente perplessità in un periodo durante il quale, l’unica cosa buona era la classifica. Ciò nonostante l’Inter da tempo giocava in modo prevedibile, il modulo e la sua aridità, i giocatori unicamente fisici ma appassiti, spenti, privi di gioia, eppure al terzo posto.
Con tutte le cose che succedevano, dalle eliminazioni che si accatastavano, allo spogliatoio e i suoi equilibri devastati, Spalletti e il gioco banalissimo che metteva in scena, l’Inter che diventata una squadra ragioniera, da punticino in casa, senza sbattersi troppo e confidente nelle disgrazie altrui, malgrado questo si respirava uno stucchevole ottimismo. 

Quel tipo di positività che in una squadra può essere determinante ma che in un tifoso è puro integralismo. L’ambiente nerazzurro si è sentito protetto da una divina provvidenza che portava a dire a molti che tutto filava come da previsione, perché più di così non si poteva fare. Al contrario chi obbiettava e criticava era un eversore da mettere al bando. All’Inter in questo periodo si è colpevolmente permesso che le voci sull’addio di Spalletti, l’arrivo di Conte e la cessione di Icardi alla Juventus, circolassero senza un filtro, un controllo o l’intervento di un dirigente. Niente. Per settimane l’evento più importante è stato fuori dal campo, invece della partita. Compresa quella col Napoli di cui, negli ultimi giorni, si è parlato pochissimo.

La conseguenza è il portamento imborghesito con cui l’Inter entra in campo, con quell’inutile possesso palla in orizzontale e zero tiri, se non velleitari, quell’aria di apparente sicurezza, distrutta alla prima difficoltà. Fa spavento se pensiamo che la prossima settimana arriva a San Siro un Empoli che ha preso a giocare e vincere con regolarità. Forse questa settimana si parlerà solo di quanto è forte l’Empoli e di quanto instabile mentalmente sia l’Inter lungo un intero match ma è più probabile che si parli ancora di Conte, Spalletti e del calciomercato. I problemi sono troppi e non servirà fare una buona mezzora, ma 90 minuti intensi, senza sosta, senza distrazioni, isterismi e pause alla macchinetta del caffé virtuale. 

Impossibile chiedere a Spalletti di provare un altro modulo l’ultima di campionato, ne che i giocatori cambino testa. Hanno sbagliato tutte le partite decisive della stagione e sono stati eliminati sempre in casa. L’ultima è appunto a San Siro, contro una squadra che ha un nome poco suggestivo e che verrà a Milano a fare una grande partita. Spalletti dovrebbe sapere che vincere sarà complicato, tanto quanto battere il Psv, l’Eintracht, la Lazio, l’Atalanta, la Roma e la Juventus. L’Inter non è riuscita a vincere una sola di queste partite in casa, tutte importanti, e tutte fallite.
Voi avete fiducia?
Amala.


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