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Larini a FcIN: "Per Branca e Ausilio, Sanchez costava troppo. Ci provò anche la Juve ai tempi di Conte"

di Simone Togna
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Cresciuto nell’Inter senza mai esordire in prima squadra, Fabrizio Larini ha goduto di una buona carriera da nel mondo del calcio. Ottima se consideriamo i successi da dirigente di molte società italiane nel corso degli anni. Tra queste l’Udinese di Alexis Sanchez o il Parma di Gigi Buffon, Lilian Thuram e Fabio Cannavaro. In esclusiva per FcInterNews, ecco l’intervista al navigato professionista.

Primi anni ’70: lei è un giovane promettente delle giovanili nerazzurre e della squadra che poi vincerà lo Scudetto.
“Vincemmo il Torneo di Viareggio nel ’71. Eravamo una compagine forte. C’era Bordon in porta, o giocatori del calibro di Mutti, Bini, Catellani e Oriali. Peccato non aver esordito poi in prima squadra”.

A proposito di Oriali, era già allora un punto di riferimento dell’Inter?
“Venne chiamato dall’allora mister della prima squadra Invernizzi proprio quando noi eravamo al torneo di Viareggio. Ed esordì in prima squadra. Con Lele negli anni abbiamo mantenuto sempre un ottimo rapporto. Abbiamo lavorato insieme al Parma, siamo amici. Parliamo di un grande professionista”.

Parliamo di Sanchez. L’Udinese lo comprò da sconosciuto e lo rivendette da crack.
“Arrivò grazie agli scout in Cile che lo segnalarono a Pozzo. Venne mandato in prestito e poi trovò continuità in Friuli. D’altronde quando uno è bravo, gioca. Alexis era veloce, tecnico, resistente. Aveva qualità superiori alla media. E le mostrò a tutta Italia. Che coppia con Di Natale! D’altronde ci qualificammo per la Champions League…”.

E su Sanchez c’era l’interesse di tante squadre.
“Assolutamente. Noi incontrammo l’Inter nel gennaio di quell’anno. Eravamo disposti a chiudere subito l’affare. Alexis sarebbe rimasto con noi sino a giugno e poi si sarebbe trasferito in nerazzurro. Ci fu una riunione tra me, Gino Pozzo, Piero Ausilio e Marco Branca. Ma i dirigenti nerazzurri giudicarono la nostra valutazione del giocatore troppo alta. Presero tempo e poi non se ne fece nulla. Trascorse qualche mese e lui firmò per il Barcellona con una quotazione ampiamente superiore alla richiesta iniziale inoltrata all’Inter”.

Ci guadagnaste insomma.
“Ampiamente. Vendemmo Sanchez ai blaugrana per 40 milioni più bonus. All’Inter avevamo chiesto circa 25 milioni”.

Come dicevamo prima però, non solo i nerazzurri erano interessati al giocatore.
“Ce lo chiese pure la Juventus. A maggio i bianconeri, immagino su indicazione di Antonio Conte che allora era l’allenatore della Vecchia Signora, si informarono su di lui. Anche con loro la trattativa non andò in porto per motivi economici. Ma oggi non mi meraviglio che Sanchez militi nell’Inter, agli ordini di Antonio Conte”.

Come vede il Sanchez di oggi?
“Avrà maturato più esperienza in questi anni. È un ragazzo che sotto l’aspetto del lavoro è eccezionale. Finiti agli allenamenti, restava a esercitarsi in palestra. Un professionista esemplare, restava un’ora o più al centro sportivo rispetto ai compagni di squadra”.

Lei di talenti ne ha visti tanti, dove lo colloca?
“A Parma ho avuto la fortuna di vedere Buffon, Thuram, Cannavaro, Crespo, Veron. Di Sanchez posso dire che è stato tra quelli più fantasiosi. Non posso dire fosse il più forte perché come le ho detto ho avuto la fortuna lavorare con altri atleti di alto livello internazionale”.

Un calciatore top insomma.
“Certo. Anche molto generoso. Sanchez si è infortunato proprio perché dà tutto, non guarda solo la fase offensiva, ma aiuta la squadra anche in quella difensiva. Quando è entrato contro il Leverkusen voleva dare l’anima: si è fatto male per non risparmiarsi, il che dimostra come le dicevo che sia uno che non si risparmia. Speriamo possa tornare in tempo per la finale, anche se non sarà così semplice”.

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