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Antonello: "Inter, inizio stagione importante: ora recuperiamo energie. Dal nuovo stadio nuovi investimenti"

di Christian Liotta
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Ospite negli studi di Sky Tg24, Alessandro Antonello, Ceo dell'Inter, è tornato a parlare della questione legata al nuovo stadio di Milano dopo l'incontro avvenuto ieri con la cittadinanza al Parco delle Cave.

Due club che decidono di collaborare per uno stadio. Perché Milano ha bisogno di un nuovo stadio?
"E' uno stadio non solo per Milano ma per un'area che va rigenerata. Lo vogliamo fare insieme al Milan perché da anni gestiamo insieme San Siro e lo vogliamo fare per un nuovo impianto. Per competere ad alto livello in Europa serve un nuovo stadio e servono nuove infrastrutture all'altezza degli altri club europei. Questo stadio servirà ai due club per poter investire e raggiungere nuovi successi sportivi".

C'è la possibilità di andare altrove se questo progetto non andasse in porto o si può ancora ricostruire il Meazza?
"Diciamo che per noi il progetto è questo e l'alternativa è un nuovo San Siro a San Siro. Vogliamo sederci al tavolo con l'amministrazione e i fans, la nostra idea è aprire al dialogo. La nostra idea è restare a San Siro per mantenere l'aspetto iconico ma tramandando alle nuove generazioni uno stadio nuovo che porti nuovi successi. Il Meazza è iconico per i trionfi legati a esso, ci auguriamo che i successi possano far diventare iconico anche questo nuovo impianto". 

Cosa pensa delle opinioni degli abitanti di San Siro?
"Ieri al Municipio 7 è stata una riunione lunga e interessante. E' stata quasi una riunione di condominio nell'ambito di una discussione civile. Abbiamo preso molti spunti, oggi magari è emersa dagli organi di stampa una riunione negativa ma c'è anche chi è favorevole. Abbiamo presentato il 10 luglio il progetto, poi a settembre abbiamo iniziato il percorso di condivisione. Attraverso il sito abbiamo lanciato il sondaggio che vanta già 35mila partecipazioni, questo è un bene perché dal confronto nascono idee positive e si possono risolvere i punti di vista diversi". 

Quale progetto preferisce?
"Oggi sono due concept per due stadi completamente diversi: uno più legato alla tradizione di Milano come la cattedrale, l'altro coi due anelli che simboleggiano due club elementi importanti per la città di Milano, esprimono un legame con e per la città. Oggi è prematuro esprimersi, piacciono entrambi al 50%, in futuro chiariremo nuovi elementi per fare una scelta corretta".

La capienza del nuovo stadio si aggira sui 60-65mila spettatori. Saranno alzati i prezzi dei biglietti?
"Bisogna considerare la presenza media, lo stadio di San Siro si riempie in 3-4 occasioni mentre nelle altre gare la frequenza media è intorno ai 60mila. Avere uno stadio con quella capienza significa soddisfare la richiesta media, non aumentare i prezzi ma soddisfare la richiesta di prezzi in base alle diverse possibilità. A San Siro mancano i posti corporate, e a Milano ci sono tantissime aziende che vogliono portare occasioni di business allo stadio. Vogliamo portare la presenza di posti per le aziende al 12%, in linea con la media europea; ma ciò non va a discapito della politica dei prezzi. E' un falso problema che si vuole strumentalizzare, ci sarà il corretto posizionamento dei prezzi per tutti". 

Sarà adibito anche ai concerti?
"Se ne è parlato un po' poco perché ci siamo concentrati sullo stadio come bacino d'utenza sportivo, ma non ci sarà alcun cambiamento. Anzi, cercheremo di dare una qualità dei concerti ancora migliore". 

Momento di riflessione dopo la sconfitta con la Juve?
"Pensiamo che la squadra ora possa recuperare energie, dopo un inizio di campionato impegnativo con risultati importanti. Ora ci sediamo un attimo, pensiamo anche a recuperare gli infortunati che ci sono stati. Antonio Conte può approfittare di questi giorni per pensare alla prossima fase di Serie A e alla Champions League che è un obiettivo al quale teniamo". 

Quanto il business corporate viene influenzato dal risultato sportivo, anche come percezione esterna?
"Oggi penso che per affrontare le sfide con grandi club europei il calcio non è fatto di club ma da aziende evolute, ora è necessario fare pianificazioni strategiche nel medio termine e destagionalizzare i risultati sportivi, garantendo una crescita delle risorse e investimenti nelle infrastrutture che prescindano da quelli che sono i risultati sul campo che possono anche essere negativi per una stagione". 


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