Moriero: "Karamoh mi assomiglia e mi diverte, l'Inter ha bisogno di uno così. UCL con Spalletti"

di Alessandro Cavasinni
Fonte: Gazzetta dello Sport
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Il numero di maglia è lo stesso di quando vestiva lui il nerazzurro: Francesco Moriero sottolinea la prestazione di Yann Karamoh, che in comune con lui ha anche il ruolo. "Karamoh mi diverte, ha grandi qualità, rivedo in lui qualcosa di me - spiega alla Gazzetta dello Sport -. Mi assomiglia per la spregiudicatezza, per la spavalderia con la quale affronta gli avversari, li punta e li salta. L’Inter ha bisogno di giocatori come lui. Quella maglia pesa, ma il calcio è divertimento e uno come Karamoh fa bene al calcio. Il Meazza non lo ha spaventato, non ha avuto paura e si è visto".

"Con Spalletti siamo certi che Karamoh migliorerà anche tatticamente - assicura Moriero -. Luciano è un grandissimo allenatore, fa crescere i giocatori sotto tutti gli aspetti. E poi vorrei dire una cosa: saranno gli avversari a temere Karamoh, a pensarci due volte prima di andare a sfidare l’Inter su quella fascia. Perché sapranno che lui ha qualità e corsa per arrivare fino in fondo. Io sono per la meritocrazia e se lo merita è giusto che giochi. Gli darei ancora fiducia, non si può rinunciare a uno come lui. Dopo tantissimo tempo mi sono ritrovato il giorno dopo di una partita a parlare di dribbling e spunti individuali e non di tattica. In Italia si discute troppo su questo argomento e poco delle giocate individuali. Il Meazza ha bisogno di trovate del genere».

confronto Karamoh ricorda Moriero e Moriero si rivede un po’ in lui, seppure con qualche differenza. «Io ero forse più “scattante”, lui ha sicuramente più forza di quanta ne avessi io. Dopo il gol di domenica avrebbe meritato una “lustrata” alla scarpa sinistra – ride Francesco –. Il gol è il riassunto del puro istinto: scambio con Rafinha, dribbling e tiro con il sinistro, non il suo piede. Lì non ci pensi, ci provi e basta. Il mio primo gol in campionato con l’Inter lo segnai alla Fiorentina al Meazza: Zamorano mi lancia in profondità, controllo e salto l’uomo, poi calcio in diagonale, ma non ho pensato, ho tirato. O la cavalcata di Piacenza: ho seguito l’istinto». E a istinto dove arriverà questa Inter? «Tra le prime quattro, in Champions. Spalletti sta gestendo gli alti e i bassi che una stagione ti presenta. Con equilibrio». E magari con l’istinto di Karamoh.


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