Intervistato sulle frequenze di RMC Sport, Francesco Toldo ha parlato a tutto tondo del mondo Inter, partendo dalle nuove vesti indossate nella società nerazzurra dopo il suo addio al calcio: "Mi trovo bene anche se sono ormai passati quasi otto anni da quando ho chiuso la mia carriera. Curo i progetti “Inter Campus” e “Inter Forever”, veramente simpatici e carini. Al di là dell’aspetto tecnico della prima squadra, facciamo divertire i tifosi e i ragazzi meno fortunati di noi. Inter Forever è invece legato ai nerazzurri del passato. Un patrimonio. Cerchiamo di mantenere un buon rapporto tra chi ha vestito la nostra maglia, anche tra quelli più datati per i quali abbiamo sempre molto rispetto. Oggi comandano i cinesi: stanno portando tanti loro connazionali, ma sono anche molto rispettosi e puntano a raggiungere grandi traguardi”.

Eppure i tifosi sollevano continuamente dubbi sulla proprietà…
“Io dico che ci si può fidare sicuramente perché, dal passaggio di consegne da Moratti a Thohir, hanno selezionato molto. Vogliono investire in modo importante. La famiglia Zhang è grossa ed è proprietaria di settori che fruttano parecchio. C’è un certo equilibrio da rispettare in Cina, anche per una questione di espatrio capitali all’estero. Cerchiamo comunque tutti di riportare l’Inter in cima, dove merita di essere”.

Cos’è successo alla squadra nei primi due mesi e oltre dell’anno?
“Non c’è una motivazione reale sui risultati negativi. Quando si inceppa il meccanismo è difficile riprendere la via. In questo senso l’Inter è sempre stata bipolare: vince tante gare, pensi sia la più forte, poi improvvisamente si ferma. Credo c’entri tutta una serie di cambi apportati dopo Mourinho. Cambiamenti che rendono difficile la programmazione. La stabilità della nuova proprietà però aiuterà”.

Buffon deve fermarsi o andare avanti?
“Se la deva sentire lui, faccia quello che crede. L’età comunque non si nasconde: c’è l’esperienza, ma l’esplosione è diversa. Io ho smesso di giocare a 38 anni e mezzo anche se, di fatto, ho smesso davvero quattro anni prima. Anche dalla Nazionale a un certo punto ho capito che era meglio ritirarsi”.

Spalletti pesa in questa squadra?
“Penso sia una persona normalissima che sa tanto di calcio. Lo reputo perfetto per l’Inter, ma da solo può far poco. Anche lui ha visto passare quei due mesi quando, inspiegabilmente, ci siamo tutti guardati in faccia senza capire cosa stesse succedendo. Non è lui a dover e poter cambiare le cose, bisogna farlo tutti insieme. Il periodo brutto, però, penso sia passato. Adesso dobbiamo solo fare e dimostrare”.

Che derby si aspetta?
“Sicuramente tanto dipende dall’approccio iniziale. Già negli spogliatoi bisogna caricarsi: sotto non bisogna andare, sia nella testa che nel risultato”.

Come giudica la non convocazione di Icardi in Nazionale?
“Mauro quando ha una mezza occasione la butta sempre dentro. Sapranno loro se convocarlo o meno per il Mondiale. Io uno così lo porterei con me sempre: è un vero cecchino. In campo e fuori è un capitano, ma terrei in considerazione anche Handanovic che è un grande professionista. Mauro ha avuto un momento difficile insieme a tutta la squadra: portare la fascia all’Inter non è semplice”.

Rafinha e Cancelo vanno riscattati?
“Non posso rispondere a queste domande di mercato. Vero è che la qualità si è alzata in maniera esponenziale. Non conta solo la volontà del giocatore, ci sono tante variabili che giocano nel corso di una trattativa. Io comunque vorrei vedere giocatori che desiderano vestire la maglia nerazzurra e rimanere a tutti i costi all’Inter”.

Ad esempio Karamoh?
“È un ragazzo che andrebbe gestito. Il problema è che, in generale, non abbiamo pazienza. Quando guardo a quanti prodotti di casa pieni di talento ha il Tottenham…”

L’Inter non scherza ed è in finale del “Viareggio”: Vecchi è il Guardiola delle giovanili?
“Fa bene ormai da tanti anni. Credo che il nostro settore giovanile sia uno dei migliori al mondo. Vince e conta su giovani dotati e potenti difficile da contrastare. Il nostro è il club che ha dato più giovani alla A e alla B, insieme all’Atalanta. Il salto in prima squadra è difficile e, in questo senso, se non trovi l’ambiente ideale fai fatica ad affermarti. La finale del Viareggio è comunque già una vittoria”.

Prima di lasciarla: che idea si è fatto sul caso InterWall?
“Se è vero che Milano è la città italiana più vicina all’Europa, allora dovrebbe garantire molto più controllo. Il murale racconta la storia nerazzurra. L’Inter in quanto a progetti viaggia spedita”.
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Sezione: In Primo Piano / Data: Mar 27 marzo 2018 alle 13:22 / Fonte: RMC Sport, TMW
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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