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Cairo: "Campionato oltre il 30 giugno? Andare troppo avanti rischia di essere un problema per il futuro"

di Stefano Bertocchi
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“Secondo me va benissimo il fatto di voler salvare campionati e coppe, ma andare troppo in là con i tempi e oltre il 30 giugno rischia di essere un problema: si rischierebbe di intaccare anche la stagione futura”. L’ha detto Urbano Cairo, presidente del Torino, intervenuto in diretta telefonica su SkySport per commentare le date sul possibile ritorno in campo della Serie A ai tempi del Coronavirus: “Ad agosto i giocatori dovrebbero riposarsi, poi avresti un mese per prepararti per il nuovo campionato. Magari si andrebbe a giocare a ottobre: diventerebbe una cosa molto particolare e complicata. Rischieremmo di compromettere non una, ma due stagioni. Bisogna cercare di finire il campionato entro il 30 di giugno, ma non ci deve essere accanimento perché si rischierebbe di fare un errore anche per la stagione prossima. L’8 di marzo chiedevo misure drastiche per lo sviluppo del contagio, sono arrivate con ritardo perché nessuno ha previsto che il problema dell’altro potesse diventare il suo: dalla Cina è arrivato a noi, poi agli spagnoli, ai francesi, ecc… tutto si è fermato. Ci sono paesi che sono più avanti, da noi sembrava ci fosse un rallentamento dei contagi ma non è stato così, lo sviluppo è importante anche negli Stati a noi confinanti. C’è un contagio internazionale molto pericoloso, è tutto molto complicato: noi non possiamo giocare a tutti i costi mettendo a repentaglio la salute di chi gioca e dei tifosi. Diventerebbe una cosa pericolosa. Chiudere tutto il 30 giugno vorrebbe dire allenarsi a partire dalla metà di aprile, ma per come vedo le cose è molto difficile. Andare troppo avanti rischia di essere un problema per il futuro. Poi c’è un peso economico per i club, ma dobbiamo cercare tutti di trovare dei punti d’incontro per dividere i sacrifici e ripartire con la nuova stagione, a meno che non ci siano delle notizie positive che permettano di tornare in campo a maggio e concludere tutto entro giugno. Abbiamo comunque 80mila casi, la quarantena potrebbe durare per tutto il mese di maggio. Oggi mi sembra più produttivo ipotizzare delle soluzioni considerando che non si possa finire il campionato”.

Il numero uno del club granata si concentra poi sul problema dell’indebitamento economico che potrebbe colpire con più forza i club di A: “E’ un fatto innegabile, ma siamo davanti ad un problema che non abbiamo cercato e che riguarda tutti. Oggi dobbiamo capire cosa questo ci consente di fare. Il problema dell’indebitamento c’è e c’era anche prima, ora bisogna risolvere una situazione epocale. Classifica? Non so quale sarebbe la soluzione, va discussa in Figc e nelle varie Leghe. È una situazione senza precedenti e ci vogliono dei rimedi senza precedenti, ma non si può ignorare la situazione. Ricordo le prime riunione via Skype: qualcuno diceva di continuare ad allenarci o giocare a porte chiuse, mentre io parlavo dei numeri dei casi. E ora siamo ad 80mila. Spaccature in Lega? Oggi vedo più unione, ce ne sono pochi che si muovo in ordine sparso e il motivo è sempre lo stesso: alcuni hanno degli interessi e preferiscono il loro a quello generale. Questo è avvenuto in Lega per anni e il fatto che siamo distanti dalla Premier e dalla Liga lo dimostra. L’atteggiamento ‘di bottega’ ha penalizzato il calcio italiano degli ultimi 10 anni a livello di ricavi e alcuni ne stanno dando una brutta immagine. Oggi, comunque, vedo 16 squadre che hanno un sentire comune”.

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