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Scaroni: "Ieri dibattito utile con i cittadini. Il nuovo impianto ridurrà i disagi, col Comune massima collaborazione"

di Egle Patanè
Fonte: Skytg24
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Dopo l'incontro avvenuto ieri tra il Presidente del Milan Paolo Scaroni e l'ad nerazzurro Alessandro Antonello e i rappresentanti di zona, avvenuto nella sede del Municipio 7 di Milano per dibattere sulla situazione Nuovo Stadio, il presidente rossonero, ancora una volta insieme ad Antonello, è stato presente nel salotto di Skytg24 per discutere ulteriormente dell'argomento sopracitato, chiarendo alcuni aspetti venuti fuori anche dopo il lungo confronto di ieri. Entrambi i rappresentanti dei due club partono dal chiarire il concetto secondo il quale la realizzazione del nuovo impianto sportivo prevede un la costruzione di un vero e proprio distretto, di un'area nuova per Milano, non della realizzazione di una semplice struttura calcistica fine a se stessa. Così il presidente rossonero si è espresso in merito. 

Cosa non va al Meazza che non può essere ristrutturato?
“Il Meazza è un bellissimo stadio al quale tutti noi siamo affezionati, abbiamo avuto dei grandissimi successi, quindi quando si parla della Scala del calcio ci batte il cuore. Però poi dobbiamo renderci conto che non è più adeguato ai tempi in cui viviamo. Per diverse ragioni. Per i servizi che può ospitare, per esempio, il terzo anello in particolare, non ha nessun servizio per gli spettatori. Negli stadi moderni, le aree interne dedicate all’hospitality sono mediamente 100 mila mq il Meazza ne ha 24 mila. È uno stadio bellissimo ma che ha segnato il tempo. Quando andiamo per esempio negli stadi del PSG, del Bayern o del Tottenham, vediamo cose totalmente diverse proprio per la modernità degli impianti. Poi c’è il tema della sicurezza e dell’accessibilità, aspetto molto importante. Negli stadi moderni per esempio è per le persone meno abili possono entrare con totale facilità, da noi al Meazza è estremamente difficile. È uno stadio che ci fa nostalgia ma che non è adatto alle obiettivi delle nostre squadre”.

Sull'eventualità di ammodernamento del Meazza.
"Noi da un lato consideriamo impossibile giocare al Meazza così com’è perché non è più adatto alle esigenze dei clubs; dall’altro lato desideriamo fare un nuovo San Siro a San Siro. Siamo convinti che avremo tutte le autorizzazioni necessarie, ma qualora non dovessero arrivare ci riuniremo e prenderemo elle decisioni. Vorrei anche sottolineare che questo avviene con soldi privati, i soldi li mettiamo noi, non c’è una lira di denaro pubblico, investiamo un miliardo e mezzo di euro però è ovvio che i nostri investitori vogliono delle sicurezze, tempi certi e delle situazioni non nebulose, e vogliono quella chiarezza che gli investitori internazionali vogliono per investire queste cifre".

Scaroni si sofferma anche sull'incontro di ieri.
"Con i cittadini è stato un dialogo, abbiamo incontrato i cittadini perché volevamo ascoltare più che parlare. Abbiamo alla fine spiegato il progetto perché molti non lo conoscevano. Abbiamo recepito una serie di indicazioni alcune delle quali sono afferenti a qualunque esse siano, comprese al Meazza. Certamente chi vive vicino ad uno stadio vive duecento minuti a settimana in cui c’è un sacco di gente e il resto del tempo no. Alcune altre sono più afferenti al nostro progetto, io ieri mi sono limitato a dire alcune cose fondamentali. Quando si costruisce una cosa nuova si possono evitare alcuni problemi che in una vecchia struttura risultano un fastidio terribile. Ne cito soltanto alcune. Primo aspetto: il nostro stadio sarà alto 36 metri verso i 60 e più del Meazza. Già dal punto di vista visivo è una struttura più bassa. Secondo aspetto è il rumore. Questi stadi oggi vengono costruiti affinché ci sia massimo rumore all’interno, perché si vuole amplificare il rumore del tifo all’interno, ma venga limitato il rumore percepito dall’esterno. Il nuovo stadio avrà il 60% di rumore in meno pur avvicinandosi alle case. Terza cosa, le vibrazioni. I residenti si lamentano delle vibrazioni che si emanano nelle loro case quando lo stadio è pieno. Oggi si può costruire con dei materiali alle fondamenta che eliminano le vibrazioni alle abitazioni limitrofe. Quindi credo che il nuovo impianto riduca alcuni disagi per i residenti, non li aumenterà".

Qual è il suo preferito? Forse si è già un po’ espresso a riguardo…
“Ho le idee chiarissime che è sul farlo ma no, non mi sono espresso. Mi piace la ‘cattedrale’ perché è innovativa, in genere gli stadi sono una specie di ciambelloni, ad anello, sono tutti fatti così. Però dell’altro mi piace l’abbraccio tra i due anelli perché lo trovo un emblema molto chiaro dell’alleanza tra Milan e Inter nel fare uno stadio insieme e da questo punto di vista lo trasmette. Quindi diciamo che sono un po’ in difficoltà”.

Può dire di aver avuto una buona collaborazione dal Comune?
"Col comune abbiamo seguito tutto un iter. Il comune è stato inforamto di tutto, con antonello abbiamo incontrato il sindaco una ventina di volte nell’ultimo anno. Abbiamo mandato 750 carte da luglio, che rappresenta quanto necessario fare in base alla normativa sugli stadi. Abbiamo incontrato i capigruppo del Comune, abbiamo incontrato le commissioni consiliari, adesso abbiamo incontrato il Municipio 7 quindi i rappresentanti di zona. Abbiamo fatto e continueremo a fare tutta quella attività di trasparenza di quello che noi vogliamo fare che più di così non si poteva fare. Quando il 26 settembre abbiamo fatto quella presentazione dei concept, noi li avevamo visti una settimana prima, non li abbiamo tenuti nel cassetto. Abbiamo avuto una trasparenza totale proprio perché ci rendiamo conto che un’iniziativa di questo tipo deve essere trasparente e coinvolgere tutti altrimenti si andrebbe verso una direzione che non ci piace”.

Infine, una battuta su aspetto finanziario e sportivo.
"Quando si è in una squadra di calcio ci sono due mantagne da scalare contemporaneamente. Una è quella dei risultati economici, di fare lo stadio, avere una bella organizzazione. L’altra è la montagna sportiva perché uno se perde tutte le partite, non si riesce a scalare la prima montagna. E se non si riesce a generare ricavi, non si riescono a generare risultati sportivi perché alla fine con il FFP siamo obbligati ad avere dei ricavi per avere giocatori ben pagati e così via. Quindi è un modo di gestire le cose in cui i risultati sportivi determinano tutto”. 


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