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Casarin: "L'Ifab e il calcio che cambia: non dovrebbero essere coinvolti i giocatori?"

di Alessandro Cavasinni
Fonte: Corriere della Sera
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"Lo scorso anno il presidente dell’Uefa Ceferin di fronte al fuorigioco di centimetri e ai rigorini italiani era perplesso; in questi mesi sperava di rivedere il calcio vero e invece ha trovato rigorini anche in Inghilterra, mai fischiati negli ultimi 150 anni". Lo sottolinea Paolo Casarin sulle pagine del Corriere della Sera. "In un gioco dominato dal fair-play, l’involontarietà dei falli di mano e dei contrasti fisici leali erano accettati. L’Ifab, nata nel 1886 con il compito di preservare «quel» calcio, accettò solo adeguamenti. Dal 1950 si è passati a un calcio con la frenesia del gol, dello spettacolo, della partecipazione di massa, prima negli stadi e poi davanti alla tv. Fino al 1990 il talento regalato sul campo dai calciatori è stato straordinario e ha fatto dimenticare le regole e l’arbitraggio. Di recente indebolito quel filone di campioni si è cercato di mantenere alto il livello con aggiustamenti confusi delle regole da parte dell’Ifab, accerchiata da una moltitudine di apparati. In un quadro così incerto si sono moltiplicati i problemi arbitrali e sono cresciute le tensioni per le diverse valutazioni dei fatti di gioco. Certo non sembra più il calcio di un tempo, l’involontarietà in area è stata affossata all’improvviso e altrettanto all’improvviso recuperata . Nell’indifferenza generale: dai calciatori solo qualche iniziale segnale di disappunto per la scoperta che si doveva giocare senza l’apporto delle braccia paralizzate dalla paura. Ma ai giocatori non viene chiesto un parere dalla Fifa, non viene data notizia di un mutamento che può metterli in difficoltà? Se esiste un progetto di cambiamento del gioco del calcio, oltre all’Ifab per la firma finale, non devono essere coinvolti nelle decisioni anche i giocatori protagonisti di questo calcio? E il loro silenzio storico è immutabile?", si domanda l'ex arbitro.

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