Non bisogna bearsi nell'ascoltare i complimenti. Bisogna essere incazzati per aver perso. Questo ha detto Antonio Conte dopo la sfida del Camp Nou con il Barcellona, così aveva detto lo stesso Conte in estate dopo aver ceduto ai rigori contro la Juventus nell'amichevole in Estremo Oriente. In entrambi in casi la sua Inter ha giocato gran calcio, ma il tecnico più adrenalico del mondo ha in testa una sola cosa: la vittoria. Quando di recente ha parlato di un'Inter che non deve essere giudicata per i risultati, ma per prestazioni in grado rendere orgoglioso il tifoso nerazzurro in cerca di identificarsi in qualcosa di forte, ha parzialmente mentito per favorire il processo di crescita della squadra senza stressarla con l'assillo del risultato. Ma poi non ce la fa e ricorda puntualmente come l'obiettivo numero uno, per una squadra e un club come l'Inter, debba essere il successo.

L'ambizione di Conte è alta, perché lui crede che si possa e quindi si debba arrivare alla vittoria non attraverso la sola giocata del campione o dell'episodio favorevole, ma soprattutto attraverso un'idea di gioco frutto del lavoro maniacale svolto sul campo d'allenamento. Antonio Conte è la perfetta sintesi tra la disputa ideologica che vede coinvolti “giochisti” e “risultatisti”. Per lui estetica e pratica, pari sono. Anzi, l'una è propedeutica all'altra. L'ex ct della Nazionale, nella sua filippica contro il discutibile arbitraggio di Skomina, si è poi lasciato scappare un poco rassicurante “La Champions è compromessa”. Siamo sicuri che sia stata una considerazione volta a mettere doppiamente sotto accusa l'intera direzione di gara, Var compreso, succube del potere emanato dal Camp Nou, non certo un segno di resa in considerazione di quanto possa valere oggi l'Inter. Perché Conte, giocatori e la stragrande maggioranza dei tifosi nerazzurri sanno invece che, con 12 punti ancora in palio, l'Inter abbia ancora molte carte da giocare per raggiungere gli ottavi di finale della massima manifestazione continentale.

Di Champions se ne riparlerà il 23 ottobre, quando a San Siro calerà il Borussia Dortmund, la squadra con cui l'Inter dovrà battagliare per strappare il sospirato pass. Ora, da primatisti solitari e a punteggio pieno dopo sei giornate, si torna a battagliare in campionato. E domenica sera si gioca la Partita. Per i tifosi interisti l'appuntamento più importante della propria vita calcistica, derby cittadino a parte. Contro la Juventus è derby d'Italia, è la la sfida tra due mondi in perenne contrasto, anche se il mutare degli eventi, specie in casa Inter dove si è passati ad una proprietà straniera, ha in parte smussato certi rancori. Steven Zhang, neo membro dell'Eca, l'associazione dei club europei, dialoga con Andrea Agnelli, presidente dell'organismo in questione. Ma poi, lo stesso Agnelli, dopo decine di bocciature, ripropone l'ennesimo ricorso a chissà quale organismo per rivendicare lo scudetto 2006, quello assegnato a tavolino per i fatti di calciopoli, quello “più bello” per l'ex presidente nerazzurro Massimo Moratti. Insomma, non ci potrà mai essere la stessa visione delle cose tra i due club più seguiti d'Italia e che hanno scritto, non solo calcisticamente parlando, un pezzo di storia d'Italia.

La grande sfida sarà condita dall'ingrediente più piccante, la presenza del grande ex. Prima capitano vincente, poi allenatore altrettanto vincente in bianconero, ora sulla panchina nerazzurra. Conte contro il suo passato. Il suo passato contro Conte. Nessuno, almeno chi abbia un minimo di senso civile e sale in zucca, può desiderare che il tecnico venga bersagliato da fischi o insulti. Ma non ci si può nemmeno nascondere dietro l'ipocrisia pensando che i tifosi bianconeri presenti a San Siro lo accoglieranno con applausi e cori di ringraziamento. È la legge da stadio. Applausi e cori, Conte li riceverà dai suoi nuovi tifosi, quelli nerazzurri.

Al termine della splendida vittoria di Genova con la Samp, ottenuta in 10 uomini per l'intero secondo tempo, il tecnico ha esultato mostrando i pugni al settore ospiti in festa che ha risposto con un coro possente in suo onore. L'amore tra la gente dell'Inter e Antonio Conte è sbocciato e non era scontato che sbocciasse. Ma il professionista non finge e la gente lo avverte. Domani in campo potrà accadere qualunque cosa, perchè quest'Inter è veramente forte e la Juventus ha campioni ovunque ti giri. Se li gode l'altro grande atteso all'appuntamento, alias Maurizio Sarri.

Può partire dunque il conto alla rovescia per l'ennesima grande sfida. Se l'Inter dovesse prevalere, sarà festa immensa, consci però di aver vinto nulla. In caso contrario, ammessi gli scongiuri, si ripartirà più determinati di prima. In bocca al lupo a noi e Forza Ragazzi.

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Sezione: Editoriale / Data: Sab 05 ottobre 2019 alle 00:00
Autore: Maurizio Pizzoferrato
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