E ora che si fa? Il paziente sta benissimo, cammina con un piglio inaspettato, piacevole sorpresa che ha infiammato gli entusiasmi anche di chi in agosto temeva un’altra stagione mortificante sulla scia di un mercato chirurgico sì, ma lontano dalle euforie che recano le spese pazze e i nomi dorati. Si procede a passo sicuro, dunque, e sicuro scorre il tempo. “Se a gennaio l’Inter sarà ancora aggrappata alle prime posizioni –si diceva fino a qualche settimana fa– la proprietà nerazzurra dovrà premiare Spalletti,e rinforzare la squadra in modo che possa tenere il passo fino alla fine”. Ora, fatti i debiti scongiuri, l’Inter sembra poter ragionevolmente restare più o meno ancorata a un gruppo di testa che viaggia altrettanto veloce, ma che sarà inevitabilmente diradato da una serie di scontri diretti, tanto più cruciali in un campionato dove le grandi sono cinque, forse sei, e tutte le altre generalmente sembrano partire già sconfitte contro di esse. La Juve, ad esempio, affronterà un dicembre di fuoco, che inaugurerà contro il Napoli e la vedrà poi ospitare i nerazzurri e la Roma, soltanto due settimane dopo; tra il San Paolo e il derby d’Italia, tra l’altro, ecco la trasferta di Champions in casa dell’Olympiakos, una gara che, vista la classifica del girone, non è mera formalità. Meglio andrà alla Roma, mentre Napoli e Lazio saranno chiamate anch’esse ad una serie di impegni non particolarmente agevoli. La stessa Inter, in trasferta a Torino il 9 dicembre, sarà poi tenuta a non deludere nell’ultimo match dell’anno, quell’Inter-Lazio del 30 che chiuderà il girone di andata e non potrà, non dovrà rovinare lo stomaco a quanti lo staranno sovraccaricando con sacro impegno durante le feste. Non è facile, dunque, il cammino che condurrà i nerazzurri al giro di boa, ma la solidità della squadra di Spalletti e le considerazioni di cui sopra lasciano ritenere, con buona speranza, che l’Inter possa arrivare a gennaio con gli artigli ancora ben piantati in quell’indistinta calca di squadre che si affannano nelle primissime posizioni. Quanto accadrà –e quanto non accadrà– nel mercato invernale rischia dunque di rivelarsi decisivo.

DIETRO - E ora che si fa, però? Non è facile toccare ingranaggi che funzionano e meccanismi oliati, andando a prevedere con l’onniscienza di un profeta la natura delle future difficoltà proprio quando è tempo di vacche grasse, il sole splende e tutto va a meraviglia. I sussurri lasciano intendere che la dirigenza sia intenzionata a operare un intervento più deciso in mezzo, lasciandosi la possibilità di rinforzare in modo importante la difesa nella prossima estate; intanto, con ogni probabilità, dietro arriverà qualcuno che possa tappare la falla, perché è difficile smuovere D’Ambrosio dalla fascia e Ranocchia è uno dei pochi non ancora salvati dalla cura Spalletti. Un arrivo anticipato di Bastoni? Il suo compagno Toloi, che tanto piace a Sabatini? Il brasiliano, che per la verità domenica sera si è mostrato abbastanza generoso con quella che potrebbe diventare la sua futura squadra, è tuttavia un centrale senz’altro solido, molto veloce e bravo in anticipo. In questo senso, potrebbe completarsi con Skriniar, che spesso aspetta l’avversario per poi allungare il gambone un secondo prima di quanto lo farebbe qualsiasi normale difensore, così come con Miranda, che ha già giocato assieme a Murillo, un tipino assai spavaldo e spericolato in uscita dalla linea difensiva. Sarebbe una soluzione di garanzia, uno di quei panchinari per cui non vieni affetto da tremori quando apprendi che, per infortuni o squalifiche dei titolari, costui dovrà partire dall’inizio. Per un centrale, peraltro, il timbro Sabatini-approved è così tanto fededegno che appare forse superfluo spendere altre parole. Differente appare l’opzione del giovane Bastoni, perla rara in quanto ragazzo di sicuro avvenire e, soprattutto, dotato di piede mancino: il ’99 è destinato a una carriera di primo livello, stando a quanto dicono un po’ tutti coloro che l’hanno visto crescere, ma persino la panchina nella sua ovattata Atalanta appare forse preferibile a uno sbarco invernale a Milano, con la necessità di un tutorial rapido da parte di Spalletti e di un ambientamento dalle immediate pretese di riuscita: la mancata responsabilizzazione dei giovani è uno dei motivi di affanno del calcio italiano, ma l’Inter avrà già il suo ben daffare con una serie di ragazzi rimasti finora ai margini; che Bastoni cresca con calma, nella sicurezza che uno come Gasperini, prima o poi, lo tirerà senz’altro fuori dal cilindro. Non si peschi, infine, all’estero, con improbabili prestiti semestrali in arrivo dalle big d’Europa, che porterebbero a Milano ragazzi scissi tra l’impellenza di esibirsi per strappare un posto al Mondiale e il destino assai probabile di una lunga permanenza al freddo della panchina. In difesa occorre ben altra reattività e prontezza, oltre a una discreta pratica con la serie A; altrimenti, tanto vale restare così, senza lungagnoni tristi, musi appesi e pacchi mai scartati, pronti per essere rispediti al mittente.

IN MEZZO - Per evitare il ridicolo, meglio guardarsi dall’accostamento al Black Friday e dal trito concetto di ‘saldi di mercato’: al netto della coincidenza temporale, si capirà che non è il caso di parlarne, non tanto per stupide questioni di patriottismo lessicale e culturale, ma perché l’idea stessa di saldo mal si applica a questo mondo dorato. Ecco, al centrocampo nerazzurro, se possibile, si applica ancora peggio. C’è un Joao Mario immusonito, che quando entra sembra portare sulle spalle tutti i 45 milioni che è costato. La sua partenza a gennaio, magari con destinazione Parigi, potrebbe anche diventare realtà, nonostante non sia facile muovere carichi di questo calibro nel mercato di riparazione. All’Inter, in ogni caso, qualcosa lì in mezzo serve. Ramires vede nerazzurro anche nel sonno e l’idea, tra alti e bassi, non è ancora tramontata, purché il suo arrivo sia anticipato a sufficienza per garantire al brasiliano un pieno recupero dai problemi fisici e un discreto impatto con un campionato per lui nuovo di zecca. Pastore, invece, è tutt’altro giocatore e, dunque, comporta tutt’altra situazione, dall’alto di un ingaggio imperioso e dell’amore incondizionato che per lui prova lo sceicco Al-Khelaifi. Eppure, l’argentino verrebbe di corsa a Milano, come ha lasciato intendere proprio il suo agente ai microfoni di FcInternews (LEGGI QUI). Bollito? Trentenne in cerca di nuovi spiccioli? Nuovo Alvarez, che perderebbe anche in una gara di corsa con la sua fotografia? Niente di tutto questo, siamo pronti a scommettere. Pastore ha piedi rari, forse unici nell’attuale campionato di Serie A. Se l’Inter sta provando a suonare un nuovo copione, che unisca ai proverbiali cross dagli esterni qualche sacrosanta imbucata centrale per un centravanti rapido e potente come Icardi, Pastore sarebbe l'ideale compagno di giochi del capitano. Immaginatela, la lingua che potrebbe parlare la mediana nerazzurra col Flaco tra le linee e dietro, magari, un Borja Valero che offra a Skriniar e Miranda una possibilità più facile e immediata per uscire con calma e raziocinio dalla difesa. Accanto a lui, uno tra Vecino e Gagliardini potrebbe senz’altro assumersi il compito del frangiflutti, con l’altro pronto a subentrare dalla panchina: ad oggi, infatti, manca del tutto all’Inter quella carta di contenimento da inserire in mezzo quando c’è da amministrare il vantaggio, ché né Brozovic né tantomeno Joao Mario rispondono a questo identikit. Con il solo Pastore, dunque, l’Inter guadagnerebbe in classe e profondità della rosa e amplierebbe il ventaglio di possibilità tattiche a gara in corso. Ciò, peraltro, senza contare che l’argentino ormai sa come si vince, e non si presenterebbe da matricola all’auspicato teatro della Champions, come farebbero molti dei suoi promettenti compagni. Il mese di dicembre dirà molto sulle reali necessità dell’Inter, visto che i due –si spera– turni di Coppa Italia costringeranno gioco forza Spalletti a saggiare anche l’attendibilità tecnica di chi il campo finora l’ha visto poco o nulla. Da certe opportunità, però, passa a volte quel cambio di tono e di marcia che rende memorabile un qualcosa di bello: ecco perché l’ipotetico affare Joao Mario-Pastore sarebbe un potenziale capolavoro, un’altra occasione nella quale i due direttori potrebbero mostrare a noi tutti che, se sono lì, è perché ci vedono lungo, ben più di chi scrive queste righe e ben più di ogni mugugno, estivo o invernale che sia. Qualsiasi intervento a gennaio sarà delicato negli effetti, dunque richiederà mano chirurgica da parte di Sabatini e Ausilio. 'Qui si parrà la loro nobilitate', direbbe il sommo poeta, e quanto visto finora dà fiducia e ingolosisce il palato. L’Inter dovrà meritarsi in queste settimane tale possibilità: poi, ci affideremo ai direttori, come li chiama Spalletti, e potremo senz’altro farlo con buona serenità.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 24 novembre 2017 alle 00:00
Autore: Antonello Mastronardi / Twitter: @f_antomas
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