Nainggolan, Zaniolo e l'agenda setting: the same old story

di Alessandro Cavasinni
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Torna la cresta, torna il Ninja. Radja Nainggolan è tornato protagonista al Tardini e, sarà un caso, l'Inter ha riconquistato i tre punti che le mancavano da Empoli. Il belga ha sfornato una prestazione di qualità e quantità, restando in campo quasi fino al fischio finale, confermando quei passi avanti nella condizione fisica già intravisti con Lazio e Bologna. Contro il Parma si è apprezzato un Radja combattivo, lucido, cattivo, intraprendente e coriaceo, con la prestazione abbellita dall'assist per il decisivo gol di Lautaro Martinez. L'ennesima prova di quanto pesi il suo apporto nell'economia del gioco di questa Inter.

Di grande peso specifico, oltre a quanto mostrato sul campo, anche le dichiarazioni post-partita. Nainggolan ha spiegato come le difficoltà incontrate fin qui nell'avventura nerazzurra fossero dettate dai continui infortuni patiti, dal ko muscolare in estate alla distorsione alla caviglia nel derby. E non si è nascosto, rivelando anche qualche errore suo nella gestione del momento negativo. Un patto sancito con il club nerazzurro ha ricondotto il belga sul percorso corretto e i risultati adesso sono evidenti a tutti.

L'Inter dipende tantissimo da Nainggolan, un po' perché il centrocampista ex Roma è un valore assoluto, un po' perché questa squadra è stata costruita in estate proprio basandosi sull'apporto di un guastatore tra le linee che andasse a sopperire alle mancanze della passata stagione in zona-gol (assieme a un mancino come Politano che, partendo da destra, potesse scompaginare le difese avversarie). E i numeri danno ragione a questa lettura tattica fatta a tavolino da dirigenza e allenatore, perché quando Nainggolan è stato bene e ha giocato titolare si è sempre vista la versione migliore dell'Inter. Un 4-2-3-1 che poggia su una difesa d'acciaio, sulla regia illuminante di Brozovic e, appunto, sulla forza e qualità di Radja.

Quanto sia mancato a Spalletti il numero 14 è sotto gli occhi di tutti. Bollarlo come flop in corrispondenza dell'esplosione (calma...) di Zaniolo è stato un esercizio fin troppo elementare per i soliti nazgul. L'esaltazione dell'ex talento della Primavera nerazzurra è stata fatta quasi più per sbeffeggiare l'Inter che non per esaltarne la crescita. Un mezzo come un altro per puntare l'indice contro Suning, Ausilio e Spalletti. The same old story. Senza ricordare che Zaniolo ha iniziato a giocare in pianta stabile nella Roma solo dopo un'ecatombe e che, nel frattempo, dall'altra parte Nainggolan era falcidiato da infortuni e, spesso, veniva fatto giocare anche in condizioni precarie. Per altri si sarebbe parlato di "sacrificio per la causa". Ma visto che si parlava di Inter, allora l'agenda setting prevedeva la decapitazione seduta stante. La partita di Parma avrà mandato di traverso la cena a parecchi.


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