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Storie di un Triplete da resettare: l'Inter e Perisic insieme per forza

di Mattia Zangari
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

"I'm back". Citando le tre parole più importanti del lapidario comunicato con cui Michael Jordan annunciava il suo ritorno in Nba nel marzo 1995, martedì scorso Ivan Perisic ha gridato al mondo interista che la sua permanenza a Milano dopo l'Erasmus a Monaco di Baviera non è più in dubbio, almeno fino a prova contraria da certificare in sede di calciomercato. Un mondo parallelo al rettangolo verde nel quale il croato è stato indiscusso protagonista dall'estate 2015, quella del suo passaggio all'Inter dal Wolfsburg, che se ne separò nell'esatto istante in cui disse addio anche a Kevin de Bruyne mettendosi in tasca cento milioni di euro in tutto. Guardando questa storia in controluce un lustro dopo, si notano almeno tre cose: se i Lupi tedeschi hanno fatto un affare dal punto di vista economico e il City ha avuto in cambio il futuro centrocampista più completo del mondo, all'Inter rimane in mano un cavallo di ritorno che risulta incompiuto anche dopo aver fatto il gregario di lusso in un Bayern che ha scritto la storia vincendo il Triplete. "Non è spettacolare ma fa sempre bene", ha detto recentemente Kalle Rummenigge, Ceo dei campioni di tutto, parlando della medaglia d'argento al Mondiale di Russia. Evidentemente non così imprescindibile dallo spingere la dirigenza tedesca a mettere sul piatto 15 milioni di euro per acquistarlo a titolo definitivo da Suning. Troppi soldi, soprattutto ai tempi del Covid-19, per un rincalzo comunque autore della sua miglior stagione in carriera all'eta di 31 anni. Al netto di un inizio complicato dalla gestione Nico Kovac e dal guaio alla caviglia occorso in febbraio, negli occhi del grande pubblico rimangono le prestazioni convincenti del nativo di Spalato nelle Final 8 di Champions League. Duecentosedici i minuti totalizzati nelle quattro partite, cammeo in finale incluso, che hanno aiutato il Bayern a mettersi sulla testa la corona di re del vecchio continente.

Una storia a lieto fine ma durata solo un anno, il tempo di dare anima e corpo in prestito prima di un 'danke' che ha il sapore dell'ennesimo reset. Ivan deve ripartire da capo un'altra volta, l'ennesima in carriera, anche dopo aver lucidato con orgoglio le bellezza di tre trofei che riportano alla mente dei tifosi nerazzurri un uomo in particolare: José Mourinho. Uno che, per intenderci, avrebbe fatto carte falso per portarselo al Manchester United tre anni fa, ma che oggi al Tottenham gli preferisce di gran lunga Gareth Bale. Il riferimento è al famigerato luglio 2017, sintetizzato dalla cartolina di Plan de Corones, dove il giocatore era stato immortalato staccato dal gruppo e col volto imbronciato. Alieno dal progetto del duo Spalletti-Sabatini fino a che, per la ragion di stato imposta da Nanchino, saltò il suo passaggio praticamente scritto a Old Trafford . L'ostacolo fu la differenza tra domanda e offerta che si aggirava attorno ai dieci mln di euro. Cinquanta milioni, tanto chiedeva Zhang nel 2017 per privarsi di un inamovibile di una squadra che aveva chiuso con un settimo posto altamente deludente in classifica, senza Europa dopo le figuracce assortite con Beer-Sheva, Sparta Praga e Southampton. Cifra astronomica al giorno d'oggi, la quota per cui il Bayern (non a caso) paga un giocatore superiore come Leroy Sané (in scadenza, ça va sans dire). Le fluttuazioni del mercato assomigliano tanto a quelle di Perisic in campo, troppo ibrido per risultare decisivo in un ruolo specifico con la continuità che si riconosce a un campione. Questo, al di là dei picchi (Mondiale 2018) e i bassi della sua carriera (all'Inter tanti momenti), è la definizione più compiuta di questo calciatore, utile ma mai indispensabile. Ecco perché l'interrogativo sul suo status nella rosa dell'Inter attuale è naturale: il croato saprà ritagliarsi un posto definito nelle idee tattiche di Conte? Novanta minuti da esterno del 3-4-1-2 contro il modesto Pisa in un'amichevole che di probante non aveva nulla non aiutano a rispondere al quesito, anche se appena un anno fa lo stesso allenatore leccese era stato categorico sul tema: “Le risposte (sul ruolo di quinto a sinistra ndr) non sono positive, nel senso che non penso sia adatto o abbia la caratteristiche per quello che gli chiedo di fare. Quindi l'unico posto in cui può giocare è l'attaccante. Ho delle sensazioni negative relativamente alle esigenze della squadra, dovremo fare delle valutazioni attente. Il giocatore mette tanto impegno, grande dedizione, ma poi ci sono ruoli da rispettare e le caratteristiche di un giocatore non puoi cambiarle".

Parole che certamente ronzeranno nella testa del ragazzo che, senza farsi scoraggiare, nell'intervista organizzata ad hoc per riabilitarne l'immagine di nerazzurro sbiadito ("l'anno scorso ero il tifoso numero uno dell'Inter") si è detto “contento” di essere tornato. Venduto come nuovo acquisto, non certo richiesto da Conte ma imposto dalle contingenze finanziarie, è difficile immaginarlo perno dell'undici titolare. In ogni caso, Perisic si è detto 'pronto'. Lo sarà anche per la panchina?

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