Buone notizie in questo finale di 2016. È tornata la vittoria in trasferta, hanno perso punti Milan e Roma e la distanza siderale dalla Champions League si è improvvisamente ridotta, dando la sensazione, forse illusoria, che la sua raggiungibilità non sia utopistica. Anche perché Napoli e Lazio vincono e convincono più dell'Inter. Una vittoria incoraggiante ma paradossalmente ottenuta senza troppo coraggio. Una sferzata da usare con cautela e prendere con moderazione per come l’Inter ha cercato, trovato e poi gestito il vantaggio.  

La partita l’Inter ha meritato di vincerla perché era più forte, ha avuto più occasioni e non ha mai subito il gioco degli avversari. Questo perché il Sassuolo è in grande emergenza da due mesi e non ha i mezzi tecnici per poter imporre una qualità che diversamente sarebbe importante. Le tante occasioni sciupate ancora una volta clamorosamente da ogni posizione da Icardi, Brozovic e soprattutto uno sconsolante Perisic, i clamorosi svarioni difensivi di Murillo, specie in fase di impostazione, che hanno permesso ben tre volte al Sassuolo di poter andare a rete, sono segnali precisi e ricordano dove la squadra può migliorare e dove è necessario aspettare un sontuoso calciomercato di giugno.

L’Inter nel possesso palla, a partita iniziata, è brava. Nel corso dei minuti, se le cose non si complicano, l'organizzazione di gioco funziona bene, le giocate riescono meglio e le invenzioni vengono più facili. Poi un errore individuale, generalmente grave, innesca regolarmente gli avversari e tutto il confezionamento della gara va a farsi benedire. Nel caso di Sassuolo-Inter gli avversari non hanno approfittato dei gentili omaggi di Murillo e Brozovic (tante cose buone ma anche errori sanguinosi), della pessima sistemazione difensiva in occasione della palla gol capitata a Sensi a metà ripresa e dell’errore di posizione di Miranda che ha messo Matri in posizione di far male, salvo ciccare il pallone in area.

Siamo dunque qui a raccontare di una partita vinta da una squadra che gioca cercando di limitare il numero di errori e traducendo in realtà la sua superiorità tecnica, contro avversari abbordabili come il Sassuolo di questi tempi.  Ora ci sarebbe da comprendere se quella di Perisic è una partita andata male per circostanze casuali o se dipende da motivazioni tattiche, o peggio, ambientali. Varrebbe la pena capire se Murillo da gennaio finirà sul mercato o almeno in panchina perché non ci vuole un esperto per intuire che la sua presenza è un pericolo costante per l’Inter, la quale sarebbe magnifico spendesse una buona parte dei suoi contanti previsti per gennaio per almeno due difensori. Su tutti penso a Caldara dell’Atalanta (costa tanto ma oggi un difensore forte è determinante quanto un attaccante) e Acerbi che col Sassuolo sta facendo bene da due anni. Diversamente toccherà attendere il rientro di Medel e affiancarlo a Miranda. 

L’Inter migliora ma il problema di gestione della gara non è risolvibile solo con la riduzione degli errori a centrocampo. Manca un pensatore, un uomo d'ordine che sappia dare i tempi di gioco alla squadra. In alcuni momenti caldi del match ci sono state scelte incongrue, prive di lucidità. Ansaldi che nel secondo tempo invece di congelare un pallone lo lancia a caso nella zona di Perisic, Brozovic che dopo una giocata di alto livello tenta passaggi improbabili regalando agli avversari una chance di gioco, Felipe Melo che tenta da 35 metri un tiro formato mozzarella, e ancora: Candreva che fa un ottima partita ma in contropiede con Perisic ben posizionato che gli chiede la palla, lui non pensa mai di alzare la testa e si incaponisce dritto per dritto in un luogo del campo dove non riesce nemmeno a crossare. Sono tutti elementi legati ala mentalità, alla testa, all’intelligenza nella gestione di una partita.

L’Inter doveva vincere convincendo di più, ma se sceglie di accontentarsi perché si deve prima pensare al morale e all’autostima può stare anche bene. È tornato a vedersi Gabigol, nel tentativo quasi commovente di dare una mano alla squadra. Mercoledì, esattamente come un anno fa, arriva la Lazio che sancì la fine dei sogni di gloria, approfittando di un suicidio collettivo dei nerazzurri. Non ci saranno Joao Mario e Felipe Melo e a lo loro posto giocheranno probabilmente Kondogbia e Banega. È una gara che temo molto perché la Lazio fa cose semplici con molta più consapevolezza dell’Inter. La vera svolta sarebbe battere una rivale diretta e andare alla sosta con speranze che fino a un mese fa erano impensabili. 

Amala.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 19 dicembre 2016 alle 00:00
Autore: Lapo De Carlo / Twitter: @LapoDeCarlo1
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