L'ex portiere nerazzurro Francesco Toldo ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Milano Sportiva. Vari i temi affrontati, tra cui il suo impegno quotidiano con Inter Forever: "Una mia idea che ha preso forma grazie all'Inter. Senza la quale sarebbe impossibile affrontare trasferte internazionali a scopo benefico. Ci proponiamo infatti di creare una rete di relazioni internazionali con club che condividano la nostra finalità sociale. E abbiano la struttura per garantire che i proventi delle partite vadano realmente in beneficenza. Per questo i nostri avversari si chiamano Bayern Monaco, Barcellona, Chelsea, Real Madrid".

Il progetto non si limita, però, soltanto alle partite: "Realizziamo interviste e qualche telecronaca, facciamo presenza allo stadio, incontriamo gli Inter Club. Ciascuno da quello che può. Dentro Inter Forever ci sono tutti. Dai campionissimi come Zavier Zanetti e Dejan Stankovic a quei ragazzi che nella loro carriera hanno fatto anche una sola presenza nell’Inter. Un’occasione per rinsaldare l’attaccamento ai colori nerazzurri. Per sempre".

Un ricordo dei suoi anni all'Inter: "Non ho scheletri nell’armadio, una mia prerogativa è la franchezza. Sono arrivato nel 2001, dopo aver sfiorato l’approdo al Barcellona. Giocare in una squadra che non fosse italiana mi disturbava, ritenevo innaturale un trasferimento all’estero. E rifiutai. I primi anni all’Inter sono stati comunque molto difficili. Un ambiente esigente che voleva la vittoria. E voleva giocatori già pronti, maturi, solidi. A livello ambientale giocare a San Siro quando si è molto giovani è un impatto molto forte, ti può stroncare. Intanto venivo a contatto con una realtà della quale noi giocatori eravamo all’oscuro. In campo vedevi cose che lasciavano perplessi. Nonostante i grandi sacrifici e le partite vinte lo scudetto non arrivava. Ho stretto i denti. Mi è stata prospetta la scelta di fare il secondo portiere o andare via. Non mi sentivo secondo a nessuno ma ho accettato. Perché sapevo che alla fine la giustizia sarebbe arrivata. E giustizia è arrivata, mi sono creato un ruolo diverso dal mio ruolo naturale. Sono rimasto contento lo stesso".

Toldo ripercorre la cavalcata azzurra ad Euro 2000: "La Nazionale non era amata, l’audience era bassa.  Il gruppo era nuovo ma i giocatori erano cresciuti insieme nell’Under 21 e quindi si conoscevano molto bene. Nel ruolo di portiere c’era Gigi Buffon. Ed io alle sue spalle, in forma strepitosa. Giovani e spavaldi, ci siamo disinteressati dell’opinione pubblica. Il ct della Nazionale, Dino Zoff, faceva scudo. Ci sentivamo perciò liberi, protetti, sgravati dalle responsabilità. In una parola, sereni. Come sereno era Dino Zoff. Aveva un modo diverso, più distaccato, di affrontare i problemi. Lui, a differenza di altri allenatori, non è minimamente interessato alla poltrona. Quando qualcuno lo ha messo sulla graticola per la mancata vittoria nella finale dell’Europeo, non gli è costato fatica togliere il disturbo. Una tranquillità che ha trasmesso anche a me. Avevo parato tre rigori in una semifinale del Campionato Europeo, niente male. Eppure mi sentivo come se non avessi fatto niente di straordinario. Inevitabile, pensavo, solo il frutto di tanto lavoro".

Sezione: News / Data: Mer 26 dicembre 2018 alle 18:12
Autore: Andrea Pontone / Twitter: @_AndreaPontone
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