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Un girone di Champions che fa perdere di vista la realtà

di Mattia Zangari
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Più che a Marcus Thuram, che ha dovuto ricorrere a 'Google Images' per convincere uno steward fuori da San Siro della sua identità, servirebbe un documento di riconoscimento per il girone B di Champions League. Difficile definire i connotati di un raggruppamento che già alle 20.26 della prima giornata capovolge la classifica mettendo il Real Madrid all'ultimo posto, relegato lì da uno Shakhtar Donetsk decimato dal Coronavirus ma capace di scioccare i blancos con un primo tempo chiuso sul 3-0. Niente remuntada per la squadra di Zinedine Zidane, fermata a un gol dal 3 a 3 dal Var che ha ravvisato la netta posizione di offside attiva di Vinicius jr. sulla conclusione altrimenti vincente di Federico Valverde. E la tecnologia è lo strumento che lega la strana gara di Valdebebas a quella piena di colpi di scena di San Siro, dove l'Inter va avanti, viene ribaltata (rigore causato da Vidal e gol di Hofmann assegnati dopo un check arbitrale) e poi pareggia 2-2 grazie al solito Romelu Lukaku contro il Borussia Monchengladbach mettendosi in tasca un punto che farà la differenza solo se pesato nella giusta maniera.

La sensazione è che questa 'x' sul percorso in cui ad Antonio Conte manca il bottino pieno da tre gare consecutive, tra campionato e Coppa, sia molto diversa da quella strappata all'ultimo respiro con lo Slavia Praga, squadra seria ma complessivamente più debole di Barcellona e Borussia Dortmund. Qui si fa fatica a trovare la formazione che non andrà nemmeno in Europa League almeno quanto la favorita, argomento che ha provocato il sorriso di Antonio Conte in conferenza al solo pensiero che i campioni di Spagna rifiutano la patente di leader designati nel loro cortile di casa. Sarà un girone tremendamente equilibrato, soprattutto in ragione degli eventi extra-calcistici che stanno condizionando il calcio a ogni latitudine. Anche in Europa occorre ripetere i discorsi già fatti per i campionati nazionali, tornei che almeno nelle prime giornate vedono molte delle protagoniste insolitamente attardate dalla vetta. Non ci sono i numeri per pensare a un trend, ma il teorema che il Covid-19 abbia in un modo o nell'altro alterato i valori vale la pena dimostrarlo se si vuole capire qualcosa di questa stagione anomala. Dove le differenze tra big e squadre medie, soprattutto quando i casi di positività si accumulano, quasi si annullano lasciando i tifosi (spesso sul divano e meno allo stadio) spiazzati.

Viene difficile, quindi, giudicare questa o quell'altra prestazione alla luce di tutte queste variabili impazzite: punto guadagnato o due punti persi dai nerazzurri ieri sera? Con il fattore campo che non incide più (il Madrid gioca addirittura nell'avveniristico centro sportivo anziché al Bernabeu) un pari casalingo all'esordio contro la teorica terza forza girone non può essere accolto come un passo falso al giorno d'oggi. Né tantomeno come il segnale della condanna di un'eliminazione annunciata, soprattutto perché anche in tempi stretti tutto può cambiare dal giorno alla notte (vedi la notizia della positività di Hakimi). Tra sei giorni si ritorna di nuovo in campo e l'avversario, almeno a guardarlo da lontano, non è di quelli teneri, anche se rievoca il netto cinque a zero ottenuto nella bolla tedesca, appena due mesi fa. Sembra passata un'era geologica, la bolla è scoppiata e ora si gira liberamente per il vecchio continente. La comitiva nerazzurra viaggerà non verso la scomoda Charkiv, teatro della storica qualificazione agli ottavi ottenuta dall'Atalanta. All'Olimpiyskiy di Kiev, questa è l'impressione netta, si deciderà gran parte del destino europeo dell'Inter, poi impegnata nel back to back col Real. Che giusto martedì Conte inquadrava così: "Non so se a Madrid ci considerano i favoriti. Hanno vinto l'ultima Liga e annoverano giocatori da oltre 100 milioni in rosa e che hanno vinto tantissime Champions. Sentire dire che sono sfavoriti mi fa sorridere. Penso che nelle valutazioni si debba essere molto seri, concentrati per evitare di dire delle fesserie. Se mettiamo in discussione il Real perché non ha fatto mercato significa che il calcio sta cambiando e magari io sto perdendo di vista la realtà".

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